Tumore seno: “smascherata” una nuova chiave genetica

Tumore seno: “smascherata” una nuova chiave genetica

La scoperta di un team di esperti statunitensi, che hanno individuato la possibile base genetica di uno dei tumori al seno più aggressivi, quello triplo negativo, lascia ben sperare

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    Tumore al seno, scoperta una nuova chiave genetica

    Un nuovo passo importante nella lotta al tumore femminile più diffuso, quello al seno, e, in particolare, alla sua forma più aggressiva, quella del tipo “triplo negativo”: un team di scienziati a stelle e strisce ne ha smascherato una chiave genetica, ha individuato una possibile base genetica che favorisce la comparsa e lo sviluppo del cancro al seno.

    Una scoperta che potrebbe aprire nuove speranze di cura e di diagnosi precoce per un tumore, quello al seno del tipo “triplo negativo”, dal carattere particolarmente pericoloso e aggressivo, che colpisce migliaia di donne ogni anno.

    L’ottimo risultato, il nuovo colpo inferto al tumore al seno, è da attribuire al lavoro di un gruppo di studiosi d’oltreoceano, del Dana-Farber Cancer Institute. Grazie alle evidenze rilevate dagli scienziati statunitensi, potrebbe essere presto possibile sviluppare un test sull’uomo, per elaborare una terapia maggiormente selettiva ed efficace contro questa forma tumorale.

    Infatti, questo cancro al seno è da classificare come particolarmente aggressivo e ostico da trattare: nella maggior parte dei casi, non risponde alle terapie tradizionali e si conferma tra le forme tumorali più letali, con un tasso di mortalità molto elevato.

    Gli esperti a stelle e strisce potrebbero aver smascherato la chiave genetica alla base di questo tumore: nel corso della sperimentazione, pubblicata sulle pagine del Journal of Clinical Investigation, sono stati identificati 15 geni associati a questa forma di cancro al seno, che innescano i segnali cellulari necessari alla neoplasia per crescere, per svilupparsi.

    ”Siamo molto eccitati dalla scoperta, perché questi segnali sono coinvolti anche in alcuni tipi di tumori del sangue, e ci sono già dei farmaci in sperimentazione per interromperla” ha osservato uno degli autori dello studio.

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