Tumore seno: si studia nuovo farmaco, un anticorpo “armato”

Tumore seno: si studia nuovo farmaco, un anticorpo “armato”
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Nuovo farmaco contro tumore al seno

Sono stati presentati all’ultimo congresso europeo di oncologia (ESMO), svoltosi negli scorsi giorni a Milano, i risultati dei primi studi riguardanti una nuova molecola per la terapia del tumore al seno. In particolare il nuovo farmaco dovrebbe essere utilizzato per il cancro al seno detto “HER2 positivo”, una forma tumorale che colpisce circa 8000 Italiane l’anno.

La nuova molecola, chiamata T-DM1, è molto particolare: è un cosiddetto “anticorpo armato“. In sostanza è formata da due componenti: il trastuzumab, che è un anticorpo monoclonale, che ha la capacità di colpire con precisione le cellule malate, senza danneggiare quelle sane. In questo caso, funge da vettore, cioè trasporta proprio all’interno delle cellule tumorali un’altra sostanza, la DM1, un potente farmaco per la chemioterapia che, se venisse assunto normalmente e senza vettore, risulterebbe altamente tossico per l’organismo.

In questo modo, in pratica, si porta la chemioterapia direttamente nella cellula da colpire: una cura molto mirata, quindi più efficace contro il cancro. “Anche gli effetti collaterali sono decisamente inferiori rispetto a quelli causati dal trattamento tradizionale con l’anticorpo e chemioterapia. Per esempio l’alopecia si è ridotta dal 45% al 2%, così come la neutropenia e la diarrea” spiega il professor Luca Gianni dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Durante l’ESMO sono stati presentati i risultati di uno studio condotto su 137 donne con tumore al seno HER2 positivo con metastasi non trattate precedentemente, confrontando l’effetto della terapia T-DM1 con lo standard di cure attuale: “I primi risultati sono estremamente positivi. La riduzione del tumore ha mostrato di essere simile nelle donne trattate con T-DM1 e in quelle a cui è stato somministrato trastuzumab in combinazione con la chemioterapia, a costo di effetti collaterali molto modesti” rivela Gianni.

Chiaramente il farmaco non è ancora disponibile per le pazienti e occorrerà attendere ulteriori studi, ma gli esperti sono ottimisti, anche perché questo “anticorpo armato” arriva dopo ben 30 anni di ricerche: “T-DM1 è un esempio efficace di quella che viene definita veicolazione specifica della chemioterapia alle cellule bersaglio. Sarà sempre più frequente in futuro la messa a punto di molecole con queste caratteristiche” sottolinea il professor Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

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Gio 14/10/2010 da

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