Tumore seno: dopo guarigione rischio depressione

Tumore seno: dopo guarigione rischio depressione

Dal tumore al seno si guarisce sempre di più, per lo meno a livello fisico: resta ancora da fare sul piano psicologico perchè sono ancora troppe le donne che poi si trovano a lottare con la depressione e con la paura di riammalarsi

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    Dopo la guarigione dal tumore al seno, rischio depressione

    Sono oltre 400 mila le Italiane guarite da un tumore al seno: un buon risultato se consideriamo che stiamo parlando della prima causa di morte femminile tra i 35 e i 44 anni nei Paesi industrializzati. Del resto negli ultimi 5 anni, nel nostro Paese si è assistito a un calo della mortalità dell’11,2%.

    Ma come si sentono le donne che hanno sconfitto il cancro? Bene: il 72,6% è soddisfatto del proprio stato di salute, il 2&% è addirittura molto soddisfatto e il 45,2% ritiene di essere stata seguita in modo più che positivo. Questo è quanto emerge dalla prima indagine nazionale promossa dall’Associazione Ricerca ed Educazione in Oncologia (AREO) in tre centri oncologici di eccellenza: il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, la Divisione di Oncologia dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova e il dipartimento di oncologia dell’IRCCS “Regina Elena” di Roma.

    Le donne interpellate, 150 ex pazienti, a distanza di 5-10 anni dalla diagnosi di cancro al seno, hanno parlato anche dei risvolti psicologici e qui sta la nota dolente: il 30% si sente poco femminile, il 20% ha registrato dei cambiamenti nei rapporti sociali, familiari, di coppia e ben 6 su 10 hanno affrontato anche la depressione. Nel 65% dei casi, infine, c’è lo spettro della malattia e la paura che possa ricomparire.

    “I risultati in parte ci sorprendono perché, per fortuna, il livello di reintegrazione sociale sembra buono e non si notano discriminazioni evidenti. La stragrande maggioranza torna al lavoro e solo un 4% lo ha perso nel periodo della terapia.

    Oltre il 50% al rientro ha scelto di mantenere il tempo pieno e appena il 10% ha subito una riduzione dello stipendio. Colpisce invece in negativo l’assenza di supporto psicologico” commenta il professor Pierfranco Conte, del dipartimento di oncologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore dello studio.

    Del resto il tumore al seno colpisce non solo il corpo delle donne ma anche tutto l’aspetto della femminilità: “La neoplasia del seno è particolarmente ricca di significati simbolici e si ripercuote con più evidenza rispetto ad altre sulla sfera sessuale. Fra le donne in età fertile, il desiderio è compromesso in un’alta percentuale (il 34% del gruppo a meno di 10 anni dalla diagnosi) e solo il 16% ha preso in considerazione l’idea di una gravidanza” sottolinea il professor Francesco Cognetti del dipartimento di oncologia del Regina Elena. Le cose però sembrano destinate a migliorare anche in questo ambito: “La preservazione della capacità riproduttiva rappresenta una delle nuove priorità per gli oncologi medici, sempre più preoccupati non solo di sconfiggere il tumore ma di garantire la miglior qualità di vita alle proprie pazienti” conclude Cognetti.

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