Tumore fegato: nuova chirurgia più conservativa

Tumore fegato: nuova chirurgia più conservativa

Scoperta all'istituto Humanitas una caratteristica anatomica del fegato che può aiutare a intervenire chirurgicamente per asportare tumori in modo più preciso e risparmiando parte dell'organo

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    Novità nella chirurgia del tumore del fegato

    Ora anche alcune lesioni tumorali epatiche prima intoccabili possono essere rimosse chirurgicamente con il bisturi. L’équipe del professor Guido Torzilli, capo sezione di Chirurgia epatica dell’Istituto Clinico Humanitas, infatti, ha individuato una caratteristica anatomica del fegato finora ignota che permette di eliminare con precisione le cellule tumorali preservando buona parte dell’organo.

    La scoperta è stata possibile grazie a uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica British Journal of Surgery, condotto su un gruppo di pazienti con noduli tumorali localizzati alla confluenza delle vene sovraepatiche, ossia vicino alla parte alta e posteriore del fegato. Queste forme tumorali, fino a oggi, venivano trattate asportando metà o anche i due terzi dell’organo.

    Gli esperti, però, hanno visto che, in 8 malati su 10, esistono dei veri e propri by-pass naturali, ossia vasi sanguigni tra loco comunicanti: “Utilizzando un ecografo più sensibile, abbiamo dimostrato per la prima volta che i vasi sanguigni che dal fegato scaricano il sangue nella vena cava inferiore (dalla quale poi giunge al cuore) sono spesso fra loro comunicanti” spiega Torzilli. “Se identificati e risparmiati nel corso della rimozione del tumore, permettono di togliere la vena invasa lasciando però la parte di fegato da essa drenata”. La parte dell’organo che viene risparmiata, infatti, viene irrorata ugualmente dal sangue, che viene poi scaricato dalla vena comunicante.

    Si può, così, intervenire preservando il più possibile il fegato, ma continuando a eliminare con precisione il tumore o le metastasi, purché il chirurgo venga guidato, nell’operazione, da un’ecografia intraoperatoria che, come un navigatore satellitare, indica con precisione dove intervenire. “L’ecoguida intraoperatoria, infatti, consente di identificare esattamente i contorni della lesione tumorale e di studiare bene il rapporto vaso/neoplasia, eseguendo resezioni estremamente precise. Abbiamo tolto lesioni multiple in un unico intervento” spiega il professore. “Grazie all’uso estensivo dell’ecografia intraoperatoria, invece, riusciamo ad estendere le indicazioni alla chirurgia, senza mortalità intraoperatoria né necessità di reintervento per complicanze”. E se insorgono nuove metastasi nell’organo (una possibilità frequente in forme di tumore multifocali, cioè con più focolai tumorali nell’organo) si può reintervenire.

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