Tumore alla prostata: vaccino alimenta le speranze

Tumore alla prostata: vaccino alimenta le speranze

E’ più o meno questo il pensiero di uno dei più autorevoli scienziati italiani in fatto di tumori dell’apparato urologico, il professore Filiberto Zattoni direttore della Clinica Urologica e della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università degli Studi di Padova, quando dichiara, di fronte alla possibilità di giungere ad un nuovo vaccino contro il cancro alla prostata già testato su pazienti con metastasi

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    Intervento chirurgico tumore prostata

    Ecco il dilemma; ritenere praticabile la strada della vaccinoterapia quale arma contro i tumori, evenienza questa sicuramente affascinante, ma al contempo rischiare che si apra uno scenario fatto di enormi interessi economici di quanti, pur di partecipare al “ banchetto “, saranno disposti a millantare risultati mirabolanti a seguito delle ricerche condotte, non sempre del tutto controllabili, col risultato di alimentare false speranze?

    E’ più o meno questo il pensiero di uno dei più autorevoli scienziati italiani in fatto di tumori dell’apparato urologico, il professore Filiberto Zattoni direttore della Clinica Urologica e della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università degli Studi di Padova, quando dichiara, di fronte alla possibilità di giungere ad un nuovo vaccino contro il cancro alla prostata già testato su pazienti con metastasi; «È di certo affascinante l’idea della vaccinazione contro i tumori. Quella terapeutica, si intende: una cura in più per attivare selettivamente una reazione di tipo immunitario contro le cellule neoplastiche con l’obiettivo di tenere sotto controllo la malattia e di aumentare la sopravvivenza dei pazienti» ma… e qui si ferma un attimo lo studioso… «apre interessanti prospettive, ma sollecita nel contempo anche grandi interessi economici che impongono grande prudenza nel valutare gli esiti delle ricerche».

    Fino adesso però bisogna ammettere che i risultati di uno studio che è stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, farebbero ben sperare; è bastato infatti somministrare il vaccino PROSTVAC-VF, realizzato intervenendo su un virus reso innocuo, per constatare, dopo tre anni dalla terapia, che il 30 per cento dei pazienti affetti da carcinoma prostatico metastatizzato erano ancora in vita, quasi il doppio di più di quanti erano stati sottoposti alla somministrazione di placebo. Tale risultato deve intendersi incoraggiante, tant’è che gli studiosi sono scesi in campo preparando a breve un altro studio su una popolazione di malati più vasta, si parla di 600 pazienti, al fine di confermare l’efficacia del vaccino. «La prognosi del carcinoma prostatico metastatico è severa e la sopravvivenza a tre anni è molto limitata – commenta Zattoni -. Purtroppo la terapia ormonale è, o spesso diventa, poco efficace e anche la chemioterapia dà scarsi risultati.

    Per questo i vaccini possono giocare un ruolo importante e se questi risultati venissero confermati, rappresenterebbero un balzo in avanti notevole».

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