Tumore alla prostata: un vaccino dalle incoraggianti aspettative

Tumore alla prostata: un vaccino dalle incoraggianti aspettative

I risultati sono apparsi da subito incoraggianti visto che in qualunque modo sia stato somministrato il vaccino e a qualsiasi dose siano stati sottoposti i volontari, la risposta immunitaria è stata buona, constatando al contempo come oltre il 55% dei partecipanti era sopravvissuto oltre il periodo che di norma lascia in vita la neoplasia nella forma più aggressiva possibile

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    intervento tumore prostata

    Nell’uomo il tumore alla prostata rappresenta una grave minaccia soprattutto quando si parli di carcinoma prostatico, la forma tumorale maligna soggetta a dare metastasi nel tempo; ma oggi la terapia di questa neoplasia pare aver subito un’interessante svolta, come dimostra una ricerca condotta da un team di studiosi americani che hanno pubblicato gli esiti del loro lavoro scientifico sulla rivista Clinical Cancer Reserach da dove si evince bene la sperimentazione effettuata con un vaccino somministrabile a differenti dosaggi in momenti diversi.

    Allo studio hanno partecipato 71 pazienti con un’età di 71 anni e che presentavano metastasi avanzate a seguito del tumore alla prostata del quale erano affetti e nei confronti del quale le terapie ad essi praticate si erano dimostrate sicuramente inefficaci. Ebbene il gruppo di pazienti è stato sottoposto al vaccino ed è stato osservato dopo un anno dalla somministrazione al fine di valutare la tossicità dello stesso e non solo, si è voluto anche osservare la risposta immunitaria che si era ottenuta in questi pazienti e la sopravvivenza ad un anno di distanza dalla prima somministrazione del farmaco.

    I risultati sono apparsi da subito incoraggianti visto che in qualunque modo sia stato somministrato il vaccino e a qualsiasi dose siano stati sottoposti i volontari, la risposta immunitaria è stata buona, constatando al contempo come oltre il 55% dei partecipanti era sopravvissuto oltre il periodo che di norma lascia in vita la neoplasia nella forma più aggressiva possibile.


    Gli autori , pur ammettendo che il numero di pazienti è troppo ristretto per evocare qualsiasi rilievo statistico definitivo, potrebbe aprire nuovi scenari per le forme aggressive di tumore, e resistenti alle terapie convenzionali .

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