Tumore alla prostata: l’alimentazione è la prima forma di prevenzione

Tumore alla prostata: l’alimentazione è la prima forma di prevenzione
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    Il tumore alla prostata, in Europa, risulta essere il secondo tipo di tumore per mortalita’ e dal confronto dei dati dei registri tumori, secondo quanto hanno osservato il CNR ed il MIUR, emerge un’aumentata incidenza del carcinoma prostatico che ha due spiegazioni: la prima correlata all’allungamento dell’eta’ media della popolazione e la seconda dovuta a una maggiore attenzione nella diagnosi di questa patologia.

    I due fattori clinico-patologici che invece maggiormente incidono sullo sviluppo di questo tipo di carcinoma sono: l’eta’, ovvero una maggiore incidenza in relazione all’eta’ avanzata, e la presenza di androgeni biologicamente attivi nel sangue circolante e nel tessuto prostatico.

    Considerato questo, come fare per ridurre almeno l’esposizione ai fattori ambientali coinvolti nello sviluppo di un carcinoma prostatico?

    Recenti studi hanno dimostrato che vi e’ una relazione tra incidenza del tumore alla prostata e regime alimentare, e questa sarebbe l’ennesima conferma che mangiare seguendo una dieta bilanciata e’ una buona prassi per prevenire il tumore. Una squadra di ricercatori del Centro di Cure per il Cancro dell’Ontario ha cioe’ proposto un questionario incentrato sulle abitudini alimentari di un gruppo di pazienti che soffre di carcinoma alla prostata e ha scoperto che il rischio di essere copiti da questo tipo di tumore non diminuisce in correlazione a una dieta basata sulla frutta e sulla verdura in generale bensi’ seguendo una dieta che preveda il consumo di alcuni tipi di verdura, come i broccoli e i cavolfiori.

    Quindi un regime alimentare che aiuti a prevenire questa forma non invasiva di cancro dovrebbe prevedere verdure come spinaci, cavolfiori e broccoli e, sempre secondo questo studio, una dieta corretta applicata fin da giovani potrebbe aiutare a ridurre l’incidenza di questo tipo di tumore del 50% dei casi.

    Per fare prevenzione una delle strade da percorrere, dunque, nonostante la letteratura scientifica sia tutt’ora piuttosto restìa nel dare conferme a questa recente teoria, potrebbe essere prorpio quella di seguire una dieta con un ridotto apporto calorico e di grassi, e questo sarebbe confermato anche dai dati che provengono dai registri tumori delle popolazioni asiatiche, dove il carcinoma prostatico e’ meno diffuso e le diete sono basate su un regime alimentare a basso contenuto lipidico e ad alto contenuto in fibre e in fitoestrogeni.

    Secondo quanto risulta dalla attuale realta’ medica ci si aspetta che in futuro vi sia un ulteriore aumento dell’incidenza di questo tipo di tumore, e per questo motivo alcune autorevoli associazioni che si occcupano di prevenzione del cancro consigliano a tutti gli individui di sesso maschile che superino i 50 anni di sottoposti almeno una volta all’anno al dosaggio dei livelli ematici dell’antigene prostatico specifico (PSA). I sostenitori dello screening di massa basano la loro proposta sul fatto che questo test, da solo o associato all’esplorazione rettale, ha un valore predittivo negativo sufficientemente elevato senza comportare costi eccessivi e metodi troppo invasivi.

    Pero’, di fatto, non vi e’ tutt’ora alcuna liceita’ di sottoporre indiscriminatamente la popolazione maschile a test diagnostici in assenza di sintomi, ad eccezione forse degli individui ultra 40 enni che abbiano nel ramo genetico dei casi di questa neoplasia. (1)

    1. CNR – MIUR

    Fitoestrogeni:

    I fitoestrogeni sono contenuti in legumi, soia e derivati: farina e latte di soia e tofu, ma anche lenticchie, piselli e fagioli, cereali, frutta e vegetali, incluso l’olio d’oliva e semi di lino, crusca e luppolo.

    I legumi, i cereali, la frutta, i vegetali sono solo i precursori dei fitoestrogeni, che vengono attivati nel nostro intestino grazie all’azione della flora batterica intestinale.

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