Tumore alla prostata: interessanti novità giungono dai farmaci anticolesterolo

Tumore alla prostata: interessanti novità giungono dai farmaci anticolesterolo

Le statine utilizzate sopratutto per abbassaare il colesterolo nel sangue avrebbero un ruolo anche nel tumore alla prostata

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    Corsi e ricorsi storici, così una statina, la cerivastatina, più nota col nome commerciale che le fu dato dalla Bayer si riprende la sua rivincita dopo essere stata condannata ad una fine ingloriosa che ne decretò il ritiro dal commercio imputata d’aver provocato la morte a 52 persone in tutto il pianeta. Il Lipobay, per i pochi che non lo sapessero, era un farmaco anticolesterolo, o meglio, utilizzato per abbassare i livelli troppo alti di colesterolo nel sangue il cui principio attivo era proprio la cerivastatina.

    Probabilmente tale farmaco non lo si ritroverà più nella sua originaria formulazione chimica, ma sta di fatto che quale capostipite delle attuali statine che si sono rivelate utilissime non solo per contrastare l’ipercolesterolemia, ma anche per partecipare attivamente alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, oggi si riparla del ruolo di queste sostanze farmacologiche in un campo del tutto nuovo ed inaspettato, grazie ad una ricerca condotta negli Stati Uniti da studiosi del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York che avrebbero accertato che le statine giocherebbero un ruolo molto importante anche in caso di tumore alla prostata, un tipo di cancro che nella sola Europa ha portato alla diagnosi di ben 350 mila casi solo riferiti al 2006, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

    Come tante altre volte accaduto la constatazione del ruolo benefico di queste sostanze nei confronti della neoplasia prostatica è giunta del tutto inaspettata e seguita ad una sorta di screening cui sono stati sottoposti 971 pazienti a cui era stata prescritta la radioterapia e monitorati, ciclicamente, per sette anni successivi dal primo trattamento antitumorale; la fatalità ha voluto che 168 pazienti del gruppo esaminato facessero uso di statine per problemi di ipercolesterolemia e soprattutto questi avevano dimostrato nei confronti del trattamento anticancro cui erano stati sottoposti, risultati migliori degli altri, potendo concludere che in normali consumatori di statine col dosaggio previsto per combattere l’eccesso di colesterolo nel sangue, se sottoposti a radioterapia, ricavano maggiori benefici, quantizzati in circa il 10%, dai raggi X, fatto ancora più eclatante nei malati gravi.

    Una conferma circa il ruolo positivo delle statine anche nei confronti del cancro la da il professore Giuseppe Martorana direttore della Clinica Urologia del Policlinico Sant’Orsola di Bologna il quale dichiara che: “ la fama anticancro delle statine è cominciata ai tempi della discussa cura Di Bella, che aveva proprio la somatostatina fra gli ingredienti principali. Da allora le statine sono state studiate molto anche in Italia si sono sperimentate nei tumori alla prostata refrattari ai trattamenti ormonali. Dal punto di vista teorico, nulla da eccepire, le statine inibiscono la crescita del cancro “.

    Ma si ventila addirittura che tali sostanze farmacologiche riescano persino a prevenire il rischio di tumore alla prostata, tant’è che si è visto che tale neoplasia è meno diffusa in chi fa uso di statine.

    Nessun mistero su questo fatto, lo sostengono gli scienziati statunitensi che ritengono che le cellule delle membrane cellulari dei pazienti in trattamento con le statine sono meno ricche di colesterolo che essendo un precursore del testosterone, un ormone maschile che gioca un ruolo fondamentale nel tumore alla postata, spiegherebbe il motivo per il quale nei malati in cura con farmaci che riducano il colesterolo si possa in qualche modo prevenire il tumore alla postata.

    Tuttavia, non è il caso di alimentare false speranze, tanto che i ricercatori sono cauti prima di gridare al miracolo, anche perché, come conclude il professore Martorana, “ i risultati ottenuti dando statine ai pazienti con tumore alla prostata finora sono stati assai inferiori alle attese”, dunque, meglio aspettare il proseguo dei lavori scientifici che si svolgono attorno a queste molecole chimiche.

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