Tumore alla prostata: e se lo procurasse un virus?

Il virus che sarebbe imputato è il gammaretrovirus, lo stesso ascritto nell’insorgenza di leucemie e altri tipi di tumore

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    gammaretrovirus

    Una serie di osservazioni avrebbe palesato un diverso approccio terapeutico nei confronti del carcinoma prostatico, ciò da quando si sarebbe evidenziato il fatto che su 27 tumori alla prostata su cento, soprattutto fra quelli più aggressivi, è presente un virus al punto da poter stabilire che forse una delle cause di tali neoplasie potrebbe essere riconducibile ad un agente virale e sarebbero dunque disponibili nuovi percorsi terapeutici che gli scienziati vorrebbero attuare a breve.

    Il virus che sarebbe imputato è il gammaretrovirus, lo stesso ascritto nell’insorgenza di leucemie e altri tipi di tumore. Lo avrebbe stabilito un gruppo di ricercatori dell’Università dello Utah e della Columbia University di New York pubblicando i lavori sulla rivista Procedings of the National Accademy of Sciences.

    E’ interessante osservare che tale situazione non riguarda solamente quell’eventuale gruppo di persone che presentano una predisposizione genetica nei confronti del virus come si era precedentemente pensato, dunque non esisterebbe una categoria particolare di persone che si ammalerebbero di tale neoplasia su base virale, la possibilità di ammalarsi ed essere colpito dal virus interesserebbe tutti, se venissero confermate le tesi degli scienziati.

    La ricerca è ritenuta molto importante perché offrirebbe nuove opportunità di cure, ad esempio, nuovi vaccini e nuove terapie sullo stesso modello praticato con il Papillomavirus umano nelle donne o con il sarcoma e alcuni linfomi.A proposito del vaccino contro il papillomavirus umano occorre ricordare che si va sempre di più facendo strada la consapevolezza nata dall’opportunità di procedere al vaccino contro taòle agente patogeno anche da parte di giovani maschi, stante l’evidenza di alcune patologie virali a carico dei genitali anche in persone di sesso maschile.