Tumore al seno: un farmaco accende le speranze di guarigione

Tumore al seno: un farmaco accende le speranze di guarigione
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    Ricercatori

    La notizia è importante perché potrebbe accendere la luce della speranza in molti malati di cancro al seno anche per quei pazienti che sono in uno stadio avanzato della patologia tumorale. Secondo ricercatori inglesi dell’Institute of Cancer Research, infatti, sarebbe stata scoperta una nuova molecola che va sotto il nome di Olaparib che nei malati di cancro al seno, ma pare che lo stesso principio attivo possa essere utilizzato anche in coloro che soffrono di tumore alle ovaie e alla prostata di tipo ereditario, il farmaco sia riuscito a ridurre la massa neoplastica anche laddove precedenti terapie avevano fallito del tutto il compito.

    Lo studio è stato compiuto su una ridotta popolazione di malati, in una prima fase, 19 pazienti che erano affetti da uno dei tumori citati ed in questi si è assistito, non con una certa sorpresa, ad una riduzione sensibile e significativa della massa tumorale. Gli studi di fase due che hanno coinvolto una popolazione più nutrita di pazienti neoplastici ha confermato le speranze.

    Ma come agisce l’Olaparib

    Secondo gli studi che sono ancora in corso, l’Olaparib, che si può anche chiamare AZD2281 o KU-0059436, funzionerebbe come un killer “ intelligente”, ciò perché diretto soltanto sulle cellule tumorali lasciando intatte le altre sane, questo spiega perché nei primi pazienti che si sono sottoposti a terapia col farmaco si sono ottenuti risultati incoraggianti nonostante il tumore fosse in fase molta avanzata.

    I ricercatori ammoniscono a non cedere ai facili entusiasmi, parliamo di una ricerca ancora allo stato iniziale e non sappiamo, ad esempio, se la stessa molecola possa funzionare anche nei casi di tumori in fase precoce. Il meccanismo d’azione dell’Olaparib deriva dalla sua costituzione che lo annovera quale farmaco biologico ed inibitore della proteina PARB, tale proteina deterrebbe un gene difettoso definito BRCA che avrebbe implicazioni sul cancro. Si è visto che su cento malati di tumore al seno almeno 5, che diventano 10 nei casi di cancro ovarico, hanno un gene difettoso BRCA; non si è ancora in grado di stabilire l’aliquota di altri malati di cancro, ad esempio ai polmoni, alla prostata o intestinale, che sia nella stessa condizione, ma pare accertato che una responsabilità del difetto genetico esiste in tutte queste neoplasie.


    Dai primi studi sarebbe emerso che nei casi di carcinoma mammario avanzato trattato con l’Olaparib al alte dosi si sia assistito ad una riduzione del tumore pari al 40% e quel è pure confortante è che tale terapia con questo farmaco non darebbe adito ad effetti collaterali pesanti quale di fatto espone la classica chemioterapia antitumorale e che invece i pazienti riferivano soltanto sporadici episodi di astenia e malessere di grado lieve.

    Una cosa è certa, i pazienti che risultano positivi al difetto genetico accennato reagirebbero meglio alla terapia col farmaco. A soddisfare il mondo scientifico è la constatazione del fatto che il farmaco agisce bene anche in stadi avanzati della malattia. Gli studi proseguono febbrili anche per quei malati che non risultano positivi al difetto genetico BRCA e che fin’adesso risulterebbero più recettivi al farmaco, tanto che i ricercatori potrebbero anche richiedere l’autorizzazione per l’immissione sul mercato dell’Olaparib a conclusione dello studio britannico, soprattutto quando si avrà chiara l’eventuale assenza di relativa tossicità del farmaco per l’utilizzo terapeutico.

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