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Tumore al seno: ottimi risultati con nuovo farmaco biologico

Tumore al seno: ottimi risultati con nuovo farmaco biologico

“I risultati dimostrano che si e’ compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta contro il tumore mammario - afferma Gianni - L’evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro Her2, aumentano in modo formidabile la possibilita’ di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale progressione”

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    Un farmaco “intelligente”, una qualità che indica come una molecola riesca a raggiungere l’obiettivo indicato e, dunque, aumentando di gran lunga le possibilità di guarigione, senza ricadere dentro il tunnel della malattia, una situazione questa che potrebbe concretizzarsi almeno nel 70% dei casi e si parla del tumore al seno nella forma più aggressiva.

    La possibilità di praticare una terapia mediante un farmaco bersaglio non sostituisce la terapia a base di chemioterapici, semmai si aggiunge ad essa e pare stare accendendo le speranze delle tante pazienti ammalate di tumore al seno nelle forme più aggressive. Ciò è il frutto di una ricerca tutta italiana in un nuovo studio denominato Noah a capo del quale ritroviamo un autorevole scienziato quale è Luca Gianni, direttore di Oncologia medica 1 all’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano. La ricerca, presentata dalla Fondazione Irccs di via Venezian, ha guadagnato le pagine di ‘Lancet’ e un commento sulla stessa rivista. “Abbiamo dimostrato come ottenere piu’ guarigioni”, spiega Gianni.

    E che il problema che si prefigge la nuova terapia sia quanto mai ambito lo dimostra la minaccia incombente del cancro al seno che riguarda qualcosa come 38 mila donne in Italia e per almeno 8 mila di queste non c’è nulla da fare perché affetti da forme più aggressive. “Questo tumore necessita di farmaci, prima di intervenire chirurgicamente – sottolinea Gianni – In questo studio abbiamo valutato l’associazione di trastuzumab, anticorpo specifico per il recettore Her2, con la chemioterapia sequenziale”. La ricerca, disegnata e condotta dalla Fondazione Michelangelo (di cui Gianni e’ co-fondatore) sul territorio europeo, in collaborazione con il gruppo spagnolo ‘SOLTI’ e il sostegno di Roche, ha arruolato 235 pazienti con cancro localmente avanzato di nuova diagnosi, positivo al recettore Her2. A queste donne e’ stata somministrata per un anno chemioterapia neoadiuvante, e alla meta’ del campione (117) anche trastuzumab.

    “I risultati dimostrano che si e’ compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta contro il tumore mammario – afferma Gianni – L’evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro Her2, aumentano in modo formidabile la possibilita’ di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidivale progressione”.

    Una terapia che tuttavia non è del tutto scevra da effetti collaterali, l’associazione del farmaco biologico con la chemioterapia classica in certe pazienti ha comportato scompenso cardiaco in almeno due casi su cento, ma i ricercatori sono ugualmente soddisfatti, perché laddove si sia verificato l’evento avverso, è stato possibile controllarlo mediante le tradizionali terapie cardiologiche.

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