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Tumore al seno: nuova terapia apre nuove speranze a tante pazienti

Tumore al seno: nuova terapia apre nuove speranze a tante pazienti

Dunque si capisce bene che la nuova frontiera verso queste terapie “intelligenti” si debba basare su farmaci in grado di togliere gradualmente ed in toto i viveri alle cellule tumorali, così come fa un nuovo farmaco biologico, dal nome non proprio facile a pronunciarsi, bevacizumab, ma dagli effetti sicuramente miracolosi soprattutto quando utilizzato contro il tumore al seno

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    autopalpazione per tumore seno

    Il modo migliore per liberarsi dai tumori uccidendoli sarebbe quello di affamarli, visto che le cellule tumorali per vivere e riprodursi hanno bisogno di alimentarsi altrimenti essi stessi finiscono con il perire prima di aver stroncato la vita del malcapitato che si sia ammalato di una qualsiasi neoplasia.

    Dunque si capisce bene che la nuova frontiera verso queste terapie “intelligenti” si debba basare su farmaci in grado di togliere gradualmente ed in toto i viveri alle cellule tumorali, così come fa un nuovo farmaco biologico, dal nome non proprio facile a pronunciarsi, bevacizumab, ma dagli effetti sicuramente miracolosi soprattutto quando utilizzato contro il tumore al seno.

    Il bevacizumab è un anticorpo nonoclonale che va ad agire su una proteina, la VEGF; tale proteina agisce partecipando al rifornimento di viveri del tumore al seno partecipando all’aumento della massa tumorale e dunque agendo su questa chiave che chiude l’entrata di tutti i nutrienti basilari per la salute del tumore stesso si ottiene la regressione del tumore, la sua proliferazione e dunque l’allungamento della vita della stessa paziente ammalata di tumore al seno.

    “L’inibizione dell’angiogenesi, ovvero il “blocco” dei meccanismi che consentono al tumore di diffondersi nell’organismo, è una importante opzione terapeutica per le pazienti con cancro del seno in stadio avanzato, che hanno oggi una nuova arma mirata per affrontare la loro malattia” precisa il prof. Sabino De Placido, Ordinario di Oncologia Medica dell’Università ‘Federico II’ di Napoli. Oggi disponiamo di terapie mirate più rispettose del paziente rispetto alla sola chemioterapia – spiega Carmelo Iacono, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – la ricerca cura la persona nel suo complesso e non solo la malattia. Terapie efficaci che permettono di ottenere più sopravvivenza anche nel caso di metastasi, meno effetti collaterali e migliore qualità di vita dei pazienti con tumore”.

    Ovvio che un tale innovatore trattamento è stato salutato da tutti come una grande speranza per quanti con questa grave neoplasia devono farci i conti ed il numero di pazienti di tumore al seno è tutt’altro che limitato, visto che si parla di 37.952 donne ammalate, col risultato che stiamo parlando del secondo tumore per diffusione cui vengono colpite le donne, ma resta, ahinoi, la prima causa di morte per tumore nelle donne che abbiano un’età al di sotto dei 55 anni. Ma le speranze di affrancarsi da questa malattia nel tempo sono quanto mai concrete, non solo scoperte importanti come quelle appena viste, ma anche nuovi sistemi di indagine più sofisticati di un tempo che fanno del tumore alla mammella uno dei più studiati anche in fatto di prevenzione. E proprio i farmaci biologici pare stiano dando la risposta giusta per opporsi in tutti i modi possibili a tale patologia. Difatti dopo la scoperta dell’azione del trastuzumab, altro anticorpo monoclonale, si associa il già ricordato bavacizumab che agisce anche quando il tumore sia in fase avanzata.

    “Prove incontrovertibili e studi recenti al top della qualità – spiega il prof. De Placido – portano a concludere che il bevacizumab prolunga di circa il doppio il tempo senza progressione del tumore, cioè in pratica rallenta la sua proliferazione. Le applicazioni cliniche del bevacizumab nel tumore della mammella sono finora nel trattamento del tumore in stadio avanzato cioè metastatico, ma si stanno compiendo studi anche nel tumore precoce, quello che può essere trattato con la terapia adiuvante. Tali trial però non sono ancora arrivati a conclusioni definitive”. E a proposito di Bevacizumab, “Bevacizumab è oggetto del più grande programma mondiale di trial clinici mai realizzato in oncologia, con oltre 300 studi clinici e 350.000 pazienti coinvolti per indagarne le potenzialità in oltre 20 tipi di tumore. Roche ha cambiato il modo in cui oggi vengono trattati i tumori, sviluppando terapie oncologiche che rappresentano progressi terapeutici importanti, aiutando i pazienti affetti da tumore a vivere più a lungo, a mantenere la loro qualità di vita e in alcuni casi ad arrivare alla guarigione” conclude Antonio Del Santo, Group Leader Onco-Haematology di Roche S.p.A.

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