Tumore al seno: buone notizie dal “Breast Cancer”

Tumore al seno: buone notizie dal “Breast Cancer”

Il tumore alla mammella si manifesta in circa 40 mila casi all'anno, nonostante il progresso della ricerca medica e le campagne di prevenzione cosentano di affermare che molto si è fatto in termini di prevenzione e di diagnosi anticipata

da in Ricerca Medica, Salute Donna, Tumore al seno, Tumori
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    Nastro Rosa

    Sarebbe bello poter dare buone notizie tutti i giorni, specie quando si tratta di malattie gravi come quella di cui parliamo oggi: il tumore al seno. Il cancro alla mammella è uno dei tumori più diffusi nella donna, si tratta di circa 40 mila casi all’anno, per le donne che ne soffrono, oltre che essere doloroso, diventa invalidante, poiché costringe alla plastica alla mammella e non permette più di avere una vita “femminile” normale, poiché dopo l’operazione il seno malato viene asportato.

    I casi, come abbiamo detto, sono stanti, nonostante la diffusione dei programmi di prevenzione, autopalpazione, mammografia e visita medica con pap-test si stiano diffondendo in modo capillare sul territorio italiano, consentendo di affermare che la maggior parte delle donne è nella facoltà di scegliere se prevenire le malattie al femminile, o se rimanere non coscienti del proprio stato di salute.

    Non ci sono dubbi, dunque, sul fatto che il progresso della medicina da un lato e la prevenzione con anticipo della diagnosi, consentono di aumentare il numero di donne che guariscono, migliorando anche le condizioni di cura e di guarigione, specie la precocità della diagnosi, nel tumore al seno, determina il limite tra speranza di vita e morte.

    In questo contesto tutto sommato positivo della medicina italiana si inseriscono le nuove possibilità, che i nuovi farmaci consentono di offrire alle donne malate, e di questo si è parlato non molto tempo fa nella conferenza napoletana “Breast Cancer”, incentrata sulle nuove terapie per il tumore alla mammella.

    I nuovi farmaci sono stati già più volte citati e nominati come intelligenri, in quanto in grado di colpire solamente le cellule malate, si tratta della ricerca sugli anticorpo monoclonali, che da come sono stati presentati dal centro di ricerca dell’Università “Federico II°” di Napoli, sono una ottima soluzione per i tumori allo stadio iniziale.

    Farmaci come il trastuzumab servono anche nelle fasi avanzate, quando consentono di isolare e di fare declinare su se stesso il tumore, e insieme al farmaco bevacizumab fanno sì che il tumore rimanga senza nutrimento e quindi incapace di progredire. Senza sangue non vi può essere angiogenesi e dunque non ci sarà progredire del male.

    Fonte: AdnKronos
    Foto: Google

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