Tumore al fegato: sintomi, cause e cure

Tumore al fegato: sintomi, cause e cure
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Il tumore al fegato, chiamato anche epatocarcinoma, è una patologia non molto diffusa rispetto alle neoplasie che colpiscono altri organi, ma estremamente pericolosa (il numero di decessi legato a questa malattia è in continuo aumento). Basti pensare all’importanza funzionale del fegato: il più grande e complesso organo del corpo situato nella parte destra dell’addome. Le funzioni principali del fegato sono quelle di rimuovere le sostanze di scarto, di produrre la bile (che serve per emulsionare i grassi e renderli assorbibili da parte dell’intestino), gli enzimi necessari alla digestione, responsabile della gluconeogenesi (processo che porta alla formazione del glucosio), responsabile della sintesi del colesterolo e dei trigliceridi, e tanto altro. Il fatto che sia così complesso fa si che i sintomi di una patologia, come quella tumorale, non vengano percepiti o comunque “ascoltati”. Il tumore primario del fegato può dipendere da vari fattori: nel 70% dei casi le cause sono le epatiti croniche, soprattutto se sono associate a cirrosi; mentre nel 30% dei casi la responsabilità è da attribuirsi a situazioni ambientali oncogene, come l’esposizione cronica a sostanze tossiche (che ricordiamo vengono metabolizzate dal fegato). Altri fattori che influiscono sul rischio sono l’età (di solito insorge dopo i 60 anni), il sesso (gli uomini sono più soggetti), la familiarità, ma anche fumo, alcol e droga.

Sintomi e diagnosi

Il tumore al fegato può essere di tipo primario o secondario (in questo caso chiamato anche metastasi). Il tipo primario insorge direttamente dall’organo epatico, precisamente negli epatociti, che sono le unità funzionali del fegato. Mentre il tumore secondario si presenta come metastasi, ciò significa che quello primario si trova in un’altra parte del corpo. Questa patologia viene anche indicata come “silenziosa”, in quanto, soprattutto, nelle prime fasi non da nessun sintomo. Man mano che la malattia va avanti e si aggrava iniziano ad insorgere i sintomi caratteristici: dolore alla parte superiore dell’addome (che in alcuni casi si può irradiare anche alla schiena e alle spalle), ascite o ingrossamento del ventre, perdita di appetito e di peso, nausea e vomito, stanchezza, ittero (colorazione giallognola della pelle e delle sclere oculari), febbre, colorazione scura delle urine, disturbi nella coagulazione. Tutti questi sintomi, però, possono presentarsi anche in altre patologie, ma la presenza di due o più di questi, uniti agli accertamenti diagnostici, aiuteranno il medico a scoprire la presenza della patologia. Infatti, oltre all’esame obiettivo, dopo esposizione dei sintomi e valutazione della presenza di altre patologie che possono essere la causa o comunque collegate, il medico può prescrivere al paziente una serie di esami specifici in grado di scoprire la presenza di alterazioni a livello epatico. Inoltre con queste metodiche si può distinguere la natura del tumore: se è benigno o maligno. I primi esami da effettuare sono delle analisi del sangue, per valutare i livelli delle transaminasi, della bilirubina, dell’alfa-fetoproteina (marcatore tumorale più significativo); dopo di che si passa agli esami di tipo radiologico come la TAC, l’ecografia, la risonanza magnetica, l’angiografia epatica; per poi concludere con la biopsia, esame istologico (prelievo di tessuto epatico in laparoscopia). Dopo aver ottenuto tutti i risultati diagnostici il medico può effettuare la stadiazione, ossia valutare il grado di malignità e l’espansione del tumore, in modo tale da scegliere la terapia o il rimedio più adatto.

Rimedi e cure

Se il tumore è localizzato, unica, non diffusa, allora si può intervenire con l’intervento chirurgico, epatectomia: ossia l’asportazione della parte di fegato che contiene il o i tumori. Nei casi più gravi si può decidere anche per l’asportazione completa dell’organo per poi sostituirlo tramite trapianto. Mentre nel caso in cui la massa tumorale sia si localizzata ma compromessa dalla presenza di patologie gravi, come la cirrosi, allora entrano in gioco altre terapie: infusione di chemioterapici direttamente nell’arteria epatica, tramite catetere; chemioembolizzazione (si fa in modo che i farmaci chemioterapici rimangano nel fegato il più a lungo possibile; termoablazione ( viene utilizzato il calore per neutralizzare la massa); crio-chirurgia (al contrario della metodica di prima in questo caso viene utilizzato il freddo per distruggere le cellule tumorali); radioembolizzazione (vengono introdotte nell’arteria epatica, per poi giungere direttamente al tessuto coinvolto, delle microsfere radioattive); e infine il trapianto. Nei casi più gravi, invece, quando il tumore si trova in uno stato avanzato, allora si possono attuare delle terapie per controllare i sintomi più fastidiosi e cercare di migliorare la qualità di vita del paziente. Il fatto che questa patologia sia così subdola e silenziosa è necessario un controllo regolare del fegato, in modo tale da anticipare qualsiasi problema.

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Lun 03/09/2012 da

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