Tumore al fegato: il Sorafenib prossimo alla registrazione e all’utilizzo su larga scala

Tumore al fegato: il Sorafenib prossimo alla registrazione e all’utilizzo su larga scala

Il tumore al fegato è purtroppo una delle neoplasie più diffuse nei Paesi industrializzati, fino a ieri nei casi di inoperabilità non restava nulla da fare che assistere il paziente fino alla morte, ma oggi le cose son cambiate

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    Medicina Nucleare

    Siamo all’alba di una nuova epoca in termini di aspettative e migliorate condizioni qualitativamente parlando, di vita per chi ha la sfortuna di doversi confrontare con una qualsiasi neoplasia, un cammino questo che ha visto il raggiungimento degli obiettivi che il progresso scientifico si è via,via, posto a partire dall’ultimo ventennio, atteso che, prima di allora, le conoscenze in fatto di cancro e tumori in generale erano per lo più in uno stato di opprimente oscurità.

    Dobbiamo dire grazie alla ricerca scientifica in ogni aspetto la esaminiamo, diagnostico per quanto attiene la prevenzione, terapeutico, per quanto concerne il modo di affrontare una qualsiasi terapia neoplastica ed a questo punto dobbiamo anche citare un altro aspetto importante che la moderna medicina oggi è riuscita a raggiungere; ovvero il trattamento sempre più penoso riguardante l’approccio al dolore, purtroppo un percorso che la stragrande maggioranza dei malati terminali prima o poi affronta; la conoscenza dei più moderni antalgici maggiori, spesso ricavati dai vecchi oppiacei e antidolorifici sono oggi trattati in modo da limitarne nel possibile gli effetti collaterali e incidendo in maniera più ridotta sulla qualità della vita del paziente un tempo davvero terribile.

    Detto ciò, ci piace pensare che, al di là dei roboanti proclami riguardo la scoperta di uno o più presidi medici chirurgici per la cura delle diverse neoplasie, fatto oggi più raro se si considera che ogni tassello del grande mosaico del progresso scientifico, anche piccolo rappresenta un importantissimo passo avanti aggiuntivo nella lotta ai tumori, sono già in fase avanzata gli studi e relative terapie per un importante e grave tumore che rappresenta una vera minaccia per la vita e per l’esistenza dei malati di queste forme neoplastiche.

    Cancro del fegato: presto il farmaco che cambierà la vita dei malati

    L’epatocarcinoma, un tumore maligno del fegato potrebbe essere aggredito e trattato efficacemente con un nuovo farmaco anche quando la malattia ha raggiunto gli stadi finali che non consentono neanche di poter tentare un approccio terapeutico chirurgico per cercare di circoscrivere il danno. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine che riporta nella pratica quanto già scoperto dall’Istituto Tumori di Milano e dalla Clinica Humanitas individuando un farmaco, il Sorafenib che. a differenza di quanto accadeva un tempo con i farmaci antitumorali che non si limitavano a colpire solo le cellule neoplastiche a che agivano a tutto campo aggredendo e distruggendo anche quelle sane con grave nocumento per l’organismo, l’attuale molecola, per questo definita “intelligente” mira direttamente alla cellula tumorale colpendola e, ove possibile, evitandone la crescita.


    La differenza che c’è oggi rispetto ad un anno fa, periodo in cui lanciammo la notizia, per’altro, è che oggi la molecola farmacologica la si conosce meglio e la si può utilizzare con maggiore tranquillità e non soltanto, come si faceva un tempo, limitandola all’impiego contro il tumore del rene. Si pensi che gli ammalati di questa grave neoplasia al fegato, un tempo, se ritenuti inoperabili si vedevano limitata del tutto l’aspettativa di vita. Il Sorafenib che rispetto a quando fu presentato alla Comunità Scientifica ha già subito dei miglioramenti e altri ne subirà, in attesa di essere registrato quale farmaco d’elezione per la grave patologia, potrebbe rivelarsi a pieno titolo il più efficace presidio a disposizione della medicina in grado di aumentare e migliorare la vita del paziente neoplastico.

    Cercheremo nel possibile di seguire passo dopo passo l’evoluzione della molecola soprattutto quando sarà possibile applicarla, scevra da ogni effetto collaterale più impegnativo, nella routinaria pratica clinica.

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