Tumore al colon retto: risultati incoraggianti con nuovo farmaco biologico

Tumore al colon retto: risultati incoraggianti con nuovo farmaco biologico

Tali indicazioni riguardano il trattamento in associazione con la chemioterapia o nel trattamento di seconda linea nei confronti della neoplasia stessa; il risultato è che dopo l’utilizzo della molecola si assiste ad un miglioramento della sopravvivenza del paziente arrestando di fatto la progressione veloce della malattia

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    Un nuovo trattamento contro il carcinoma colonrettale trattato con un farmaco biologico testato in tre studi paralleli come è stato evidenziato sul finire dello scorso anno al Congresso Ecco-Esmo di Berlino da dove già allora si evidenziarono i risultati incoraggianti ottenuti fin d’allora nel trattamento del tumore metastatico da carcinoma del colon retto.

    Il farmaco in questione è il Pantumumab, che fra l’altro presenta una caratteristica aggiuntiva, primo nella storia infatti per tali farmaci biologici, tale anticorpo monoclonale è il primo realizzato totalmente umano che dirige la propria azione nei recettori del fattore di crescita epidermico e ha già ottenuto il via libera da parte della FDA nell’indicazione prevista.

    Tali indicazioni riguardano il trattamento in associazione con la chemioterapia o nel trattamento di seconda linea nei confronti della neoplasia stessa; il risultato è che dopo l’utilizzo della molecola si assiste ad un miglioramento della sopravvivenza del paziente arrestando di fatto la progressione veloce della malattia.

    “ La scoperta che un terzo dei pazienti ha il gene kras mutato e che per questo non risponde al farmaco, ha permesso di concentrare la terapia biologica sui restanti due terzi “, come ha scritto Marc Peeters docente di oncologia all’università di Ghent, Belgio.

    Nei fatti si ricorda che associando il Panitumumab con la chemioterapia si ottiene una risposta terapeutica del 35%, mentre con la sola chemioterapia la risposta ottenuta è di solo il 10%, col risultato di allungare ancor di più la vita del paziente di alcuni mesi.

    “ Mesi importanti che permettono di tentare altre strade, di portare avanti altre terapie con l’obiettivo di controllare la malattia cronicizzandola, ha riferito Roberto Lebiance, direttore della divisione di oncologia ed ematologia agli Ospedali Riuniti di Bergamo.

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