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Tubercolosi: una malattia che torna in… auge!

Tubercolosi: una malattia che torna in… auge!

Purtroppo a peggiorare il tutto ci pensano tutti quei casi che sfuggono al controllo e che non è possibile censire, dobbiamo dunque immaginare che ci troviamo con numeri sottostimati della malattia e, per di più, in Italia mancano i reparti ospedalieri dove è possibile affrontare al meglio la grave patologia

da in Antibiotici, Infezioni, Malattie, Primo Piano, Tubercolosi
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    un sanatorio

    Sembrava che l’umanità si fosse lasciata alle spalle la grave tubercolosi che nel passato ha richiesto l’apertura di reparti, quali i sanatori, che di fatto, allontanando e curando i pazienti dal tessuto sociale, in qualche modo limitava i danni della malattia evitandone la propagazione.

    Ma la svolta a questa malattia infettiva l’han data gli antibiotici che di fatto hanno sradicato la patologia nelle nazioni più progredite. Ma oggi con la grave malattia pare dobbiamo tornare a fare i conti, perché negli ultimi anni la tubercolosi ha “rialzato la testa” ed i dati divulgati sono allarmanti.

    Ben 5 mila morti al giorno in tutto il mondo, che si dovrà leggere con due milioni di morti all’anno in tutto il pianeta e si rasentano i nove milioni e mezzo di persone contagiate in tutto il mondo. Ed in Italia le cose come stanno? Per quel che ci risulta nel 2008 si sono contati qualcosa come cinquemila pazienti con aumenti poco significativi ma pur sempre utili da ricordare di fronte ad un’ascesa della malattia anche nei Paesi più progrediti.

    Purtroppo a peggiorare il tutto ci pensano tutti quei casi che sfuggono al controllo e che non è possibile censire, dobbiamo dunque immaginare che ci troviamo con numeri sottostimati della malattia e, per di più, in Italia mancano i reparti ospedalieri dove è possibile affrontare al meglio la grave patologia.

    L’allarme arriva dall’associazione Stop Tb Italia in un convegno in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla tubercolosi, domani 24 marzo. In Italia, ma il problema è comune anche altrove, a peggiorare la situazione pensa il fatto di riscontrare negli extracomunitari una diffusione della malattia, per ovvie ragioni, con il risultato che se una dozzina di anni fa la percentuale di malati fra gli extracomunitari poteva quantizzarsi all’interno di una percentuale del 22%, già nel 2007 assistevamo al raddoppio dei casi, constatando come ogni dieci extracomunitari più di quattro erano affetti da tubercolosi. Anche in questo caso parliamo di numeri in difetto, stante il fatto che fra gli irregolari non è possibile stabilire l’esatta incidenza della patologia.

    Domani quindi l’Italia e’ protagonista di una campagna d’informazione e raccolta fondi “Le Suoniamo alla Tubercolosi” promossa dall’associazione Stop Tb Italia e da Lilly Mdr Tb partnership. Obiettivo e’ sensibilizzare i cittadini su tutti gli aspetti della malattia, dalla prevenzione alla cura, ai possibili contagi, ma anche di raccogliere fondi per Gugulethu, baraccopoli di Citta’ del Capo in Sudafrica, dove la tubercolosi e’ endemica e uccide tutti i giorni, in particolare i bambini.

    A Roma, Milano, Torino e Trieste sono previsti concerti, dibattiti, gazebo con distribuzione di materiale.

    E a dare impulso alla malattia penseranno i prossimi Mondiali di Calcio che metteranno involontariamente a rischio atleti, staff, tifosi. Dunque si plaude all’iniziativa del Comune di Roma che sensibilizza in collaborazione con l’ospedale Spallanzani i nomadi e gli immigrati nei confronti della malattia, lo si evince dal ” progetto per la diagnosi precoce della Tbc negli immigrati. Nei campi nomadi viene distribuito un questionario che viene compilato con l’aiuto di operatori sanitari, che evidenzia eventuali sospetti di Tbc. Le persone che rientrano nei casi sospetti vengono inserite in un percorso diagnostico e terapeutico”, ha annunciato nel corso della presentazione della Giornata mondiale contro la Tbc, Ferdinando Aiuti, presidente della Commissione consiliare speciale politiche sanitarie del Comune di Roma. Ma per combattere la tubercolosi occorre fare di piu’. Innanzi tutto “un programma capillare di formazione a tutti i medici coinvolti nella diagnosi e nel trattamento”, ha sottolineato Giorgio Besozzi, dell’associazione Stop Tb Italia, Centro di formazione permanente tubercolosi di Milano. Pur essendo la diagnosi semplice, “viene a mancare il sospetto diagnostico – ha continuato – che attiva le procedure. Il ritardo medio di diagnosi e’ quindi di oltre tre mesi, inaccettabile per una malattia contagiosa”.

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