Tubercolosi, scabbia, tigna e pediculosi: in aumento a causa dell’immigrazione clandestina

Tubercolosi, scabbia, tigna e pediculosi: in aumento a causa dell’immigrazione clandestina

Nelle favelas romane il carico di malattie infettive è pari quanto la dispertazione degli immigrati che le abitano

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    Il microbatterio della tubercolosi

    Il microbatterio della tubercolosi

    Che l’immigrazione clandestina, oltre al carico sociale che comporta, compresi i tanti problemi di ordine pubblico, abbia effetti anche sulla sanità collettiva, non c’erano dubbi, ma che addirittura malattie un tempo terribili e oggi controllabili farmacologicamente, pur tuttavia ancora importanti ed impegnative per la medicina, quali la tubercolosi, che continuano a presentarsi con troppi casi clinici, trarrebbero origine proprio dalle favelas che insistono soprattutto nella città di Roma, sembrerebbe un fatto, tristemente, acclarato.

    A questa malattia si aggiungono altre patologie minori ma non certo di scarso significato clinico, quali la scabbia, la tigna e la pediculosi, tutte patologie che traggono la loro ragion d’esistere, dalla promiscuità, dalla scarsissima igiene di questi luoghi vissuti da gente disperata che li abita in condizione di estrema indigenza.

    A mettere l’accento su questa grave situazione, riferita in special modo ai casi diagnosticati di tubercolosi, il professore Roberto D’Antonio, medico dell’Ospedale romano Forlanini, il quale segnala tutta la gravità della situazione riscontrata su 962 pazienti ricoverati nell’ospedale negli ultimi sei anni riscontrando che, di questi pazienti, il 61% erano stranieri e il 25% rumeni, dati che sono stati confermati anche da uno studio del professore Giuseppe Alma primario dell’Unità operativa pneumologica respiratoria dello stesso nosocomio.

    Se oggi siamo ancora in grado di snocciolare questi casi, domani potremmo non esserlo più, lanciano l’allarme i responsabili del Forlanini, ciò da quando i rumeni non sono più extracomunitari e persino i dati potrebbero sfuggire da ogni controllo, perché quest’immigrati non ricorrerebbero più al Forlanini per le cure, potendo gestire la loro salute in altre forme, per esempio ricorrendo ai medici di base ai quali,i responsabili del Forlanini,chiedono di non abbassare mai l’attenzione su un fenomeno, quello della tbc, che se non è ancora un vero e proprio allarme sanitario, se mai sfuggisse ad ogni controllo, potrebbe anche divenirlo. Perché, se è vero che da un anno all’altro non si registrano aumenti dei casi, il fatto stesso di non riscontrare alcuna diminuzione, è esso stesso un dato inquietante.

    Del resto, il numero di malati di tubercolosi in Italia si è assestato intorno agli oltre 5.000 malati, di cui 600 solo nel Lazio, ma molti casi sfuggono ad ogni controllo, per via del fatto che la malattia, oggi, rispetto al passato, manifesta palesi resistenze nei confronti delle cure e, persino la sintomatologia è mutata rispetto al passato.

    Insomma, secondo i medici del Forlanini, si può sicuramente affermare che la tbc stia aumentando per effetto dell’immigrazione senza controllo.Di questo ne sarebbe convinto anche Donato Greco, direttore del Centro per la prevenzione del Ministero della Salute, che sottolinea la necessità di promuovere nuove attività atte a controllare e prevenire la malattia.

    Anche patologie quali la scabbia, la tigna e la pediculosi sono in aumento e trovano l’humus nell’immigrazione sconsiderata cui si è assistito negli ultimi decenni, lo dice la dottoressa Antonia Galluccio, dermatologa dei frati del Fatebenefratelli, che denuncia una recrudescenza di queste malattie a seguito dello stesso fenomeno migratorio incontrollato verso il nostro Paese, tutte malattie endemiche che si trasmettono per contatto diretto in ambienti ristretti. Come un autobus, dove basta restare appigliati a un corrimano per 10 minuti per contagiarsi, se prima di noi l’ha toccato un ammalato.

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