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Tromboembolismo venoso: sintomi, cause e rimedi

Tromboembolismo venoso: sintomi, cause e rimedi
da in Sangue

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    Tromboembolismo venoso: quali sono i sintomi, le cause e i rimedi? Questo disturbo consiste nella formazione di coaguli di sangue, che sono chiamati trombi, all’interno di una vena. Le manifestazioni cliniche sono di due tipi: la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare. Nel primo caso i trombi possono occludere i vasi venosi delle gambe, delle pelvi o delle braccia, mentre nel secondo caso alcuni frammenti di trombi si staccano dal loro punto di origine e arrivano ad occludere le arterie polmonari. In genere i fattori di rischio sono legati all’ereditarietà, come le storie familiari di trombosi o le alterazioni della coagulazione. Tuttavia ci sono anche fattori esterni, come vene varicose, obesità e ricorso a terapie ormonali.


    I sintomi del tromboembolismo venoso sono rappresentati da crampi, gonfiore e rossore, nel caso in cui la trombosi colpisce gli arti, anche se spesso i sintomi della trombosi venosa profonda possono apparire sfumati. I sintomi più comuni dell’embolia polmonare sono costituiti dalla mancanza di fiato, dal dolore al petto e dalla tosse. Questi sono accompagnati spesso da sudorazione eccessiva, battito cardiaco irregolare, capogiri e pelle umida o bluastra.


    Le cause del tromboembolismo venoso possono essere ereditarie e legate alla storia familiare di altri fenomeni del genere o alterazioni della coagulazione, età, obesità; anche l’immobilizzazione prolungata rappresenta un fattore di rischio e a questa si aggiungono altre influenze esterne, come la presenza delle vene varicose, l’obesità e le terapie ormonali. In particolare per la trombosi venosa profonda sono più a rischio gli anziani, i malati di cuore, i fumatori, le donne in gravidanza. Questi fattori di rischio valgono anche nel caso dell’embolia polmonare.


    Per la trombosi venosa profonda di solito si ricorre a farmaci che servono a diminuire la capacità di coagulare il sangue, in modo che possa rimanere più fluido. Di solito si fa ricorso all’eparina, che viene utilizzata per via endovenosa o sottocutanea. Poi, per un periodo che va dai 3 ai 6 mesi, si prendono gli anticoagulanti orali. A volte si usano anche i trombolitici, dei medicinali che servono a sciogliere più in fretta i trombi. Può essere utile anche l’uso delle calze elastiche. Questi stessi farmaci si possono utilizzare nel caso dell’embolia polmonare, anche se in questi casi è possibile ricorrere anche ad un intervento chirurgico, che consiste nella rimozione dell’embolo. In alternativa c’è l’intervento dell’impianto di un filtro cavale, un filtro nella vena principale dell’organismo, la cava inferiore: l’impianto serve ad impedire agli emboli di raggiungere i polmoni. Questo tipo di intervento di solito è riservato a quei pazienti che non beneficiano di altre terapie.

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