Trapianto record: un solo donatore salva la vita a nove persone

Una donna di 48 anni è deceduta ieri a Novara per emorragia cerebrale e, grazie a lei, sono state salvate nove persone bisognose di un trapianto di organi. Tra le Molinette di Torino, l'ospedale di Novara e quello di Bergamo, è partita una vera maratona chirurgica.

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    Nella giornata di ieri, tra Torino, Novara e Bergamo è stato realizzato un multitrapianto da record: si è svolta una vera e propria maratona chirurgica, che ha coinvolto diverse equipe. Con gli organi prelevati da una donna morta per emorragia cerebrale, sono stati realizzati nove trapianti su nove persone diverse: tutte avevano bisogno di un organo nuovo e, grazie alla generosità della donatrice, è stato possibile salvargli la vita. L’equipe chirurgica dell’ospedale Molinette di Torino ha lavorato per ore, coordinandosi con le sale operatorie degli ospedali di Bergamo e Novara, dove sono stati effettuati altri due trapianti. Si è trattato di un caso rarissimo, quasi unico: è quasi impossibile che si riescano a utilizzare così tanti organi da un unico donatore.

    Il caso

    La mattina di mercoledì 18 ottobre 2017, dal centro di rianimazione dell’Ospedale della Carità di Novara è stato segnalato il decesso di una donna di 48 anni, morta a causa di una grave emorragia cerebrale; il Centro Regionale Trapianti delle regione Piemonte è stato avvertito immediatamente, visto che i familiari della donna hanno confermato che fosse una donatrice. Tempestivamente sono state contattate le persone che potevano beneficiare dell’atto di generosità della donna, che si sono recate agli ospedali di Torino, Bergamo e Novara: è nelle sale operatorie di queste tre cliniche che è avvenuto il trapianto da record, grazie al quale sono state salvate nove vite.

    Si è trattato di un caso rarissimo. Normalmente, infatti, quando parte un processo di donazione di organi o tessuti da un donatore deceduto, sono tre i pazienti che ne beneficiano: vengono infatti utilizzati i reni e il fegato; meno frequentemente vengono trapiantati anche cuore e polmoni. Quanto è accaduto ieri, dunque, rappresenta una situazione davvero particolare: da una sola persona deceduta sono stati prelevati nove organi e a beneficiarne sono stati nove riceventi diversi.

    Nove trapianti

    Come abbiamo visto, da un unico, grande atto di generosità, sono state salvate nove persone.

    Il cuore è stato ricevuto da una donna piemontese di 41 anni affetta da cardiopatia restrittiva. Il polmone sinistro è stato donato a un sardo di 62 anni affetto da fibrosi polmonare, mentre il polmone destro è andato ad una donna di 54 anni, anche lei proveniente dalla Sardegna, che soffriva di una bronco-pneumopatia polmonare cronica ostruttiva. Il fegato è stato diviso in due parti: la parte sinistra, più piccola, è stata donata a una bambino mentre la destra a un uomo di 67 anni residente in Campania, affetto da cirrosi epatica. Il rene destro è toccato a un uomo residente in Sicilia di 47 anni, al suo secondo trapianto; il rene sinistro, invece, è stato ricevuto da una 47enne nigeriana che soffriva di nefrosclerosi ipertensiva ed era in dialisi. Infine, le due cornee della donna deceduta a Novara sono state portate alla Banca delle cornee che ne valuterà l’idoneità per poi assegnarle a pazienti in lista.

    Il trapianto del lobo sinistro del fegato è stato realizzato presso il centro trapianti epatici dell’ospedale di Bergamo, mentre il trapianto del rene destro è avvenuto al centro trapianti di rene dell’ospedale di Novara. Gli altri cinque trapianti sono stati messi a punto presso le sale operatorie dell’ospedale Molinette di Torino: l’equipe di cardiochirurgia dell’ospedale si è dovuta dividere e coordinare contemporaneamente in tre sale operatorie diverse, per riuscire a trapiantare i due polmoni e il cuore su tre persone diverse. In più, l’equipe chirurgica dei trapianti di fegato è riuscita ad eseguire contemporaneamente un prelievo di fegato a un donatore deceduto a Perugia: l’uomo aveva 83 anni e il suo fegato è stato trapiantato a Torino su un ricevente di 57 anni, affetto da cirrosi epatica.