Tornare a camminare dopo la paralisi: l’intervento che ha funzionato in laboratorio

Tornare a camminare dopo la paralisi: l’intervento che ha funzionato in laboratorio

Uno studio condotto dai ricercatori svizzeri, inizialmente all’Università di Zurigo e poi al Swiss Federal Institute of Technology di Losanna, ha ottenuto dei risultati importanti sulla paralisi degli arti inferiori

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    tornare a camminare dopo la paralisi intervento ha funzionato laboratorio

    Un lavoro svizzero molto importante ha ottenuto dei risultati strabilianti per quanto riguarda la ripresa del movimento degli arti inferiori dopo la paralisi. L’intervento, per ora, è riuscito perfettamente nei topi in laboratorio, e si spera che la stessa metodica possa riuscire anche sull’uomo e che possa essere sperimentata il prima possibile. Purtroppo lesioni al midollo spinale causano paralisi degli arti inferiori costringendo le persone colpite a stare su una sedia a rotelle. È normale che una notizia di questo tipo susciti abbastanza scalpore e, molti esperti, raccomandano, infatti, molta prudenza. Però è anche vero che se l’intervento riuscito sui topi dovesse risultare positivo anche sull’uomo sarebbe eccezionale per le tantissime persone che non possono più camminare, muoversi come vorrebbero, correre.

    Lo studio svizzero

    studio svizzeroCome accennato sopra un gruppo di ricercatori del gruppo Spinal cord repair, guidato dal dottor Grégoire Courtine, del Swiss Federal Institute of Technology di Losanna, in Svizzera, ha condotto uno studio (iniziato all’Università di Zurigo), per ora sui topi di laboratorio, sulle nuove tecniche in grado di permettere nuovamente il movimento degli arti inferiori. Inoltre gli studiosi hanno cercato e trovato il modo di ottenere il movimento volontario e adattativo, ma anche la possibilità di salire le scale e di correre. In cosa consiste l’intervento che è stato obbiettivo dello studio svizzero? La ricerca, pubblicata su Nature Neuroscience, ha avuto inizio circa 5 anni fa, grazie alla somministrazione di farmaci e di impulsi elettrici unito ”all’intelligenza” del midollo spinale, all’allenamento e alla plasticità del sistema nervoso centrale. Inizialmente gli studiosi provarono usando e somministrando farmaci e la stimolazione elettrica e valutarono come questi interventi riuscivano a permettere il movimento delle zampe posteriori in modo volontario.

    Da qui l’intelligenza del midollo spinale; in questa prima fase si scoprì questo senza però che fosse evidenziato il collegamento con il cervello. Dopo qualche anno, sino ad oggi, si scoprì anche questa associazione. Inizialmente le lesioni gravi al midollo spinale, e non solo, ma a tutto il sistema nervoso centrale, si pensava fossero permanenti. In realtà, secondo questo studio, non è così: ripristinando la plasticità cerebrale e del tessuto nervoso si riorganizzano alcuni collegamenti tra le fibre nervose (con la nascita di nuovi) permettendo nuovamente il movimento. Possiamo dire che lo studio svizzero è stato suddiviso in due sezioni o parti che si sono susseguiti nel corso di questi 5 anni: nei primi usando il mix di farmaci e impulsi elettrici ottenendo un movimento volontario, senza la connessione con il cervello, e gli ultimi caratterizzati dall’allenamento e dalla plasticità cerebrale.

    Possibili applicazioni cliniche nell’uomo

    possibili applicazioni cliniche uomoLa speranza degli studiosi, e non solo, è quella di poter applicare queste tecniche anche sull’uomo. Sino ad ora le sperimentazioni sono state eccellenti sugli animali, speriamo che gli stessi risultati si possano ottenere anche sull’uomo. In un futuro prossimo (si pensa entro tre anni) potrebbero iniziare gli studi, condotti da altri gruppi di ricerche (progetto europeo NeuWalk, a cui prende parte anche la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa), anche su quest’ultimo in modo tale da aprire le speranze di molti pazienti paralizzati.

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