Tifo: cos’è, sintomi e contagio

Tifo: cos’è, sintomi e contagio
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    Cos’è il tifo? Si tratta di una malattia infettiva causa di sintomi gravi e ad alto contagio: questa malattia è dovuta a dei batteri e ne esistono diverse tipologie. L’infezione può essere curata efficacemente, se scoperta tempestivamente; al contrario, se viene a mancare un veloce e adeguato intervento, può essere letale. Qual è la sintomatologia legata al tifo? Quali sono le sue cause? Quale il trattamento per poter giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è il tifo? Il tifo è una malattia infettiva contagiosa che provoca gravi sintomi e che è considerata, potenzialmente, mortale. Questa infezione era un tempo particolarmente diffusa, a causa delle scarse condizioni igieniche in cui la maggior parte della popolazione viveva. Tale infezione è anche conosciuta con il nome di “febbre tifoidea” o “febbre tifoide”. Generalmente, il tifo colpisce più facilmente i bambini per via del sistema immunitario più vulnerabile.

    I sintomi del tifo sono: durante la prima settimana dal contagio, febbre alta, mal di testa, debolezza, affaticamento, inappetenza – esistono delle tisane per stimolare la fame - tosse secca, diarrea, stitichezza e mal di pancia; nella seconda settimana, febbre alta, grave diarrea o stitichezza, perdita di peso, pancia gonfia, eritemi sul tronco e sull’addome, eruzioni di piccole macchie rosate e dolori addominali; mentre, dalla terza settimana dalla trasmissione in poi, possono verificarsi delirio, complicazioni intestinali mortali – come perforazioni, sanguinamenti, peritonite, ingrossamento della milza e shock settico – e uno stato che porta a restare immobili, esausti e con gli occhi socchiusi. Esistono, poi, portatori sani dell’infezione.

    Non mancano le complicanze e le gravi conseguenze legate a questa malattia infettiva contagiosa: emorragie intestinali, peritonite, perforazione intestinale, insufficienza renale e, più in generale, complicazioni di tipo cardiaco, arterioso e nervoso.

    Le cause del tifo sono imputabili al batterio Salmonella Typhi, che colpisce l’organismo in caso di ingestione di cibo o acqua contaminati o per contatto oro-fecale. Oltre al tifo addominale vero e proprio, esistono anche altri tipi di tifo: ad esempio, quello esantematico o petecchiale epidemico causato dal Rickettsia Prowazekii, che viene trasmesso all’uomo da una puntura o dalle deiezioni dei pidocchi e il tifo murino o endemico dovuto al Rickettsia Typhii o Rickettsia Mooseri trasmessi dalle pulci del ratto.

    La trasmissione avviene anche tramite gli individui infetti e contagiosi che possono diffondere il batterio nell’ambiente, tramite le feci o le urine: alcune volte, questa condizione non è prevedibile in quanto, nel 2%-5% dei casi, il tifo si cronicizza e la trasmissione può avvenire anche fino a 12 mesi dopo il contagio.

    Tale infezione è rara nelle zone in cui l’acqua è potabile, ma le epidemie sono possibili nelle zone di campagna dove può verificarsi l’ingestione di acqua proveniente da pozzi o sorgenti contaminate. Solitamente, la maggior causa di contagio nelle città è l’ingestione di alimenti infetti.

    Alla comparsa dei primi sintomi e segni, è necessario contattare immediatamente il medico che – tramite una serie di analisi ed esami – stabilirà la diagnosi e, di conseguenza, la corretta terapia da intraprendere, il prima possibile. Oltre all’esame dei sintomi fisici del paziente, il medico può richiedere una coltura delle feci e/o le analisi del sangue.

    Quali sono i rimedi contro il tifo? La cura – che deve essere intrapresa tempestivamente – prevede la somministrazione di alcuni farmaci antibiotici e, nei casi più gravi, di corticosteroidi o terapie di rianimazione in centri specializzati.

    Il metodo migliore per combattere il tifo è, in ogni caso, la prevenzione: occorre, quindi, seguire le norme igieniche nella pulizia personale – lavare spesso le mani e dopo essere stati alla toilette – così come nella cottura e nella consumazione degli alimenti. Gli alimenti che possono essere, più facilmente, veicolo di trasmissione del batterio sono i frutti di mare, il pollame, le uova, il latte e alcuni vegetali, se venuti in contatto con acque o terreni contaminati da urine o escrementi infetti.

    Esiste, inoltre, un vaccino consigliato, soprattutto, quando si devono affrontare viaggi verso mete in cui la malattia è endemica: il vaccino si somministra per via orale, tramite 4 compresse da assumere a giorni alterni, a partire dai 6 anni di età e assunte a un’ora di distanza dai pasti. Tale vaccinazione ha un’efficacia protettiva a partire dai 10 giorni dopo l’ultima dose e una validità di 5 anni; mentre la percentuale di immunizzazione è pari al 79%. Per i bambini è, invece, disponibile un vaccino da somministrare per via intramuscolare una volta con richiami ogni 3 anni, a partire dai 2 anni di età: in questo caso, l’immunizzazione avviene a partire da 7 giorni dopo l’iniezione e ha un effetto protettivo di circa 3 anni.

    Per aiutare la guarigione, possono essere di aiuto alcuni rimedi naturali come una dieta sana: gli alimenti ipercalorici possono aiutare il recupero delle sostanze nutrienti perse durante la malattia ed è, inoltre, importante bere molti liquidi per prevenire la disidratazione.

    Infine, la prognosi del tifo è, generalmente buona quando questo viene curato tempestivamente e correttamente: quando ciò non avviene, la malattia può condurre, infatti, alla morte.

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