Terza Età: rischio inverno per gli ipertesi

Terza Età: rischio inverno per gli ipertesi

Non è solo l'estate ad incidere negativamente sulla qualità della vita degli anziani, anche l'inverno sopratutto quello rigido e costellato da giornate rigidissime ha la sua influenza negativa sul benessere di queste persone

da in Benessere, Ipertensione, Malattie, Ormoni
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    Freddo

    Purtroppo, se l’estate con le sue giornate infinite di afa mette a dura prova il benessere se non la stessa vita delle persone, anziani in testa, l’inverno, soprattutto quello costellato da giornate rigidissime come quelle cui stiamo facendo i conti in questi giorni, è deleterio ancora di più per le persone che appartengono alla fascia della terza età, quanto e, addirittura di più della stessa stagione calda.

    A darcene conferma provvedono ricercatori dell’Institut National de la Santé et de la Récherche Médicale di Parigi che hanno pubblicato i dati del lavoro scientifico sulla rivista Archives of Internal Medicine.

    I motivi sono tutti intuibili, l’estate mina la salute degli anziani per effetto della perdita di elettroliti dovuti al calore della pelle e all’esigenza di provvedere mediante il sudore allo scambio termico ed ai meccanismi di termoregolazione, così come d’inverno la necessità dell’organo di preservare e trattenere il più possibile il calore costringe i vasi a continue sollecitazioni che comportano vasocostrizioni spesso ripetute e repentine col risultato di andare ad interferire sui delicati meccanismi che regolano la pressione arteriosa, fatto ancora più complicato dal fatto che in questi soggetti l’ipertensione è quasi sempre una costante fino a determinare una vera e propria patologia.

    Lo studio francese effettuato su ben 8.801 di età superiore ai 65 anni avrebbe dimostrato proprio questo e quanto delicate siano le variazioni climatiche in soggetti affetti da ipertensione nella tarda età. Si è infatti visto che la pressione arteriosa degli anziani d’inverno, soprattutto nelle giornate più fredde, risulta aumentata di almeno 5 millimetri di mercurio rispetto alla stagione calda od a quella primaverile, con punte di vera e propria ipertensione, indicando con questa la condizione che fa alzare i valori ad oltre 160 mm. di mercurio nel 33,4%, d’estate tale valore è stato osservato nel 23,8% dei casi.

    Maggiormente colpiti dal fenomeno dell’ipertensione ‘da gelo’ sono infatti gli ultraottantenni.

    Le cause rimangono ignote – sottolineano gli autori dell’indagine – ma probabilmente la colpa è del sistema nervoso simpatico che viene ‘iperattivato’ col freddo. Insieme al rilascio dell’ormone catecolamina, questa stimolazione potrebbe aumentare la pressione velocizzando il movimento del cuore, che si scontra però con la scarsa risposta dei vasi sanguigni“.

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