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Terremoto in Giappone: come difendersi dalla contaminazione radioattiva

Terremoto in Giappone: come difendersi dalla contaminazione radioattiva

Gli esperti chiariscono come difendersi dalla contaminazione radioattiva in seguito al terremoto in Giappone

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    In seguito al terremoto in Giappone e al pericolo nucleare che ne è derivato molti si chiedono come difendersi dalla contaminazione radioattiva. Gli esperti chiariscono che una difesa vera e propria si ottiene soltanto utilizzando la schermatura a piombo. Il discorso invece è molto diverso per chi vive molto distante dal luogo in cui è avvenuto il disastro.

    Non bisogna infatti dimenticare che l’esposizione alle radiazioni si riduce man mano che ci si allontana dalla fonte, dalla quale le radiazioni stesse provengono. L’esplosione nucleare seguita al terremoto in Giappone non può non avere degli effetti sulla salute. Spesso, anche attraverso la televisione, ci vengono mostrate delle tute bianche, che vengono utilizzate dagli operatori del settore. Tuttavia gli esperti precisano che si tratta di misure di sicurezza applicabili soltanto a chi opera a stretto contatto con la zona in cui si è verificato il disastro nucleare e servono a proteggere la pelle e i vestiti dalle radiazioni.

    Nel momento in cui si entra in un ambiente chiuso bisogna lasciare la tuta fuori e bisogna fare una doccia, in modo da evitare altri pericoli di contaminazione.

    Gli esperti precisano che chi abita lontano dal Giappone non ha necessità di prendere particolari precauzioni e che anche le pastiglie di odio, che hanno la funzione di saturare la tiroide di questa sostanza, vanno riservate soltanto a chi abita in un raggio territoriale molto vicino alla centrale nucleare danneggiata.

    In seguito al terremoto in Giappone sono stati effettuati dei controlli sul pesce, per verificare il livello di radioattività, ma i pericoli per i Paesi di importazione sono minimi. Non potrebbe esserci nemmeno il rischio di una contaminazione in aereo, a stretto contatto con le persone, perché ci si dovrebbe trovare accanto ad un pompiere che ha lavorato all’interno delle centrali danneggiate. Ma è una situazione improbabile, visto che in Giappone sono stati predisposti appositi programmi di quarantena.

    Chi ritorna dal Giappone, per pura precauzione, potrebbe sottoporsi ad un semplice esame del sangue, in modo che possa essere misurato il numero dei granulociti, che sono dei particolari globuli bianchi. Anche in caso di distruzione del midollo osseo si può ricorrere a dei fattori di crescita in grado di determinare la produzione di granulociti. Soltanto nei casi più gravi è previsto un trapianto di midollo.

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