Teledipendenza: una malattia di tutti

Teledipendenza: una malattia di tutti

Il televisore, oltre che essere una ottima fonte di informazione, puo' causare la teledipendenza

da in News Salute, Psicologia
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    Televisore

    Dal lontano 1976 gli psichiatri hanno cominciato, grazie al lavoro presentato in quell’anno da Ball-Rokeach e De Fleur, a indagare della possibilita’ che la televisione creasse uno stato di assuefazione e di abitudine alla fruizione tali da diventare pericolosamente sibilline per quanto concerne l’assimilazione di comportamenti, concetti e modi trasmessi via schermo.

    I due non si sbagliavano: e’ attualmente di comune sapere che la televisione, come tutte le altre forme di comunicazione che sono ripetitive e che richiamano il senso dell’abitudine nel fruitore, crea dipendenza nell’utente.

    Il tipo di dipendenza che si puo’ sviluppare non e’ univoco: cioe’ le dipendenze sono tante; c’e’ la dipendenza da una trasmissione, che induce a guardare ogni giorno lo stesso programma per non perdere il filo della situazione, c’e’ la dipendenza da prodotto, che dallo schermo si trasferisce direttamente alla realta’ portando ad acquistare i prodotti che sono promozionati dagli spot televisivi, c’e’ la dipendenza da idee e da abitudini, che sono acquisite direttamente dai personaggi televisivi, veri o fantastici, in cui il fruitore del mezzo si riconosce e cosi’ via.

    Le situazioni della vita reale: situazione politica, economica, lavorativa, mentale, del fruitore, determinano il grado di potere del mezzo di comunicazione, che di volta in volta potra’ essere piu’ o meno diretto, nello stimolare una reazione da parte di chi guarda e interpreta il messaggio comunicato.

    La teledipendenza
    e’ un fenomeno che ha cominciato a radicarsi con gli ani ’80, in seguito al diffondersi sempre piu’ capillare della presenza dei televisori nelle case dell’italiano medio, per andare poi a radicarsi specialmente in alcune categorie di utente: la casalinga, che permane molto tempo davanti alla televisione, l’adolescente che e’ altamente influenzabile , l’anziano che e’ spesso solo e il bambino che la sfrutta come compagnia quotidiana.

    Detto questo, pero’ non va fatta di tutta l’erba un fascio, quella che per alcuni diventa una causa di dipendenza, per altri, che invece hanno maturato le giuste capacita’ di viverla, e’ una importantissima fonte di informazioni e di svago.

    Sbagliato o almeno riduttivo sarebbe decretare il mezzo come negativo – assoluto, solo perche’ in alcuni, anche se purtroppo molti, casi, e’ usato in modo da diventare eccessivamente importante nella vita psichica e reale di un individuo; piu’ giusto sarebbe invece cercare di fornire ai telespettatori gli strumenti adatti, per una adeguata concezione dell’uso del mezzo.

    Ne discutono in un libro Popper e Condry, che nel 1994 pubblicarono “Cattiva maestra televisione” per discutere dei modelli di vita che i mass media hanno creato, trasferendo una realta’ fantastica nel mondo reale, e arrivando a trasformare in taluni casi il modello in realta’.

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