Talidomide: farmaco non solo fonte di guai!

Talidomide: farmaco non solo fonte di guai!

La Talidomide causa di gravissimi rischi teratogeni negli anni sessanta, torna alla ribalta, nella cura di importanti malattie come la lebbra ed il mieloma multiplo, ma il rischio teratogeno non va mai sottovalutato

da in Farmaci, Gravidanza, Malattie, Primo Piano, malformazioni, Mieloma-Multiplo
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    Talidomide additata per rischio teratogeno elevato

    La Talidomide, qualcuno ricorda suo malgrado l’aspetto più tragico indotto da tale farmaco, avendo avuta la vita così pesantemente influenzata dal fatto che durante la sua vita intrauterina la madre assunse il prodotto ed inconsapevolmente creò le condizioni per generare figli focomelici.

    Ma la Talidomide non può soltanto essere guardata come una molecola capace di generare disperazione in chi ne ha subito i più nefasti effetti, il farmaco deve essere guardato come una molecola che, pur caratterizzato da eventi tanto drammatici ha sempre presentato potenzialità che nel tempo una volta conosciute e ben studiate hanno potuto al contempo rappresentare risorse future per il contrasto anche di importanti malattie.

    La nascita della Talidomide

    Ma dove è nata la Talidomide e, soprattutto, quando è stata scoperta la sua azione sull’uomo? La molecola nacque nel dopoguerra, intorno agli anni cinquanta e si rivelò da subito un potente antinfluenzale, alla nascita si chiamava Grippex. Una volta però che si studiarono gli effetti della sostanza come ipnoinduttore, ovvero,nel contrasto all’insonnia, nell’autunno del 1957 gli si cambiò il nome in Contergan e lo si destinò quale sonnifero. Addirittura, viste le conoscenze del tempo, si pensò che la molecola non prevedendo effetti suicidari negli assuntori, potesse, al contrario di quanto avveniva coi barbiturici, essere acquistato senza obbligo di ricetta medica.

    Anche per questo, avendo dimostrato effetti positivi anche nel contrasto della nausea e della difficoltà di addormentamento della gravida, si estese con troppa indulgenza, diremmo oggi, l’utilizzo anche in gravidanza e questo decretò nel tempo non solo la fine del farmaco, ma anche tutte quelle tragedie che si annettono all’utilizzo della sostanza attiva.

    Inizialmente il mondo scientifico accolse con grande entusiasmo il lancio del prodotto, si pensi che furono ben 47 i Paesi nel mondo, Italia compresa, che registrarono la Talidomide, cui si aggiunsero nel tempo anche 7 Paesi africani, 17 asiatici, 11 tra Nord e Sud America.

    La dimostrazione dei successi decretati dalla Talidomide venne proprio dalla Germania, dove il farmaco spopolo’, di pensi che si passò ben presto dal consumo di 33 chilogrammi di principio attivo riferiti al 1957 fino ai quasi 730 chili del 1950 passati di colpo a ben 14.500 del 1960 . Ma anche all’epoca c’è chi mostrò un certo scetticismo sulla Talidomide e per questo evitò tanti guai alle popolazioni a cominciare da alcuni Paesi degli Stati Uniti e della Germania dell’Est.

    Ma al di là della defezione di pochi Stati nel mondo, il successo della Talidomide cominciava ad offuscarsi, soprattutto da quando una giovane farmacista statunitense, Frances Oldham Kelsey, in servizio presso la Food and Drug Administration ( FDA ) da poco tempo, fu incaricata, nel settembre 1960, della pratica di autorizzazione all’immissione in commercio negli USA. Kelsey si insospettì della superficialità con cui erano stati condotti gli studi del farmaco a livello sperimentale; per la ricercatrice tali studi erano stati troppo brevi e poco accurati. Non si può così non ricordare anche che all’epoca diversi studi scientifici, a cominciare dal British Medical Journal,nel 1960, cominciavano a palesare i primi effetti di cui stavano venendo a conoscenza dall’uso della sostanza attiva, visto che parlavano di neuropatie su soggetti trattati con Talidomide, al punto che nel 1961 proprio la ricercatrice americana volle e pretese che si continuassero quegli stessi studi che avevano autorizzato la libera vendita del farmaco.


    Tanto “rumore” fecero gli studi di Frances Oldham Kelsey,che non si procedette alla registrazione del farmaco in tutti gli Stati d’America, ma i danni erano stati già compiuti, ma era importante tale stop da parte della ricercatrice che, oltretutto, per la sua opera fu insignita dal Presidente JF Kennedy dell’Award for Distinguished Civilian Service, la maggiore onorificenza che può essere assegnata ad un civile. Danni che furono dovuti anche al fatto che in America dove il farmaco, ad eccezione di qualche Stato non fu autorizzato, si registrarono i gravi effetti sui nascituri a causa della somministrazione della Talidomide acquistata all’estero, o all’uso di campioni da parte dei medici.

    I nodi vennero presto al pettine al punto che dopo i primi anni di commercializzazione della Talidomide si verificarono non meno di 150 segnalazioni di neuropatie che non furono ritenute dipendenti dalla Talidomide, si dovette aspettare il 1960 per i primi sospetti di rischio di malformazioni: alcuni Centri di neonatologia tedeschi segnalarono un aumento di casi di focomelia.Appena un anno dopo a cascata arrivarono i primi riscontri della tossicità della Talidomide, con 10 mila casi di focomelia, almeno 5.000 di queste persone sono ancora viventi. Fu a questo punto che ci si decise di ritirare il prodotto dal mercato.

    Le nuove conoscenze sulla Talidomide

    Dunque un vero disastro per l’umanità è quello causato dalla Talidomide ma negli anni novanta la molecola è stata guardata con un occhio diverso dalla scienza, al punto che si è potuta dimostrare che il farmaco presenta un’importante efficacia contro il mieloma multiplo, parimenti a quanto si è visto con la lebbra, tant’è che è stato estesamente usato, soprattutto in Brasile. L’uso in popolazioni molto povere, poco alfabetizzate, con pazienti spesso giovani ( a differenza dei pazienti con mieloma ), senza programmi di prevenzione del rischio teratogeno, ha portato però ad un’altra epidemia di focomelia in Brasile.

    Fonte articolo: ( Xagena2009 ) e BIF – AIFA, 2009

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