Tachicardia: tipologie, cause, rimedi e cosa fare

La tachicardia è un disturbo del cuore che può avere diverse cause e che può essere, quindi, più o meno grave. Esistono diverse tipologie di tachicardia e la sintomatologia è abbastanza ampia: questa include palpitazioni e dolori. Quali sono i rimedi contro la tachicardia? Cosa fare per risolvere il problema? Scopriamo di più in merito.

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    Tachicardia

    Quali sono le tipologie, le cause e i rimedi per la tachicardia? Cosa fare? Si parla di tachicardia quando, a riposo, la frequenza cardiaca, supera i limiti considerati nella norma: ad esempio, negli adulti, ci si riferisce alla tachicardia tutte quelle volte che la frequenza cardiaca, a riposo, supera i 100 battiti al minuto. La tachicardia spesso è sintomo di alcune condizioni patologiche e può compromettere la salute del cuore, aumentando il rischio di ictus e infarto. Per tale ragione, è sempre opportuno richiedere il parere del medico. Ma qual è la sintomatologia completa legata alla tachicardia? Qual è il trattamento per la guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è

    La parola “tachicardia” deriva dal greco “tachys” e “kardia” che, rispettivamente, vogliono dire “rapido” o “accelerato” e “del cuore”.

    La tachicardia è quella condizione in cui la frequenza cardiaca, a riposo, eccede, superando i limiti di normalità: in questo caso, il cuore non è in grado di pompare con successo il sangue ossigenato all’interno del sistema cardio-circolatorio.

    Negli adulti, ad esempio, la tachicardia avviene tutte quelle volte che la frequenza cardiaca, a riposo, supera i 100 battiti al minuto. Nella tabella che segue vengono mostrate le varie frequenze cardiache tachicardiche, in base all’età del soggetto.

    EtàFrequenze cardiache (bmp)
    1-2 giorni> 159
    3-6 giorni> 166
    1-3 settimane> 182
    1-2 mesi> 179
    3-5 mesi> 186
    6-11 mesi> 169
    1-2 anni> 151
    3-4 anni> 137
    5-7 anni> 133
    8-11 anni> 130
    12-15 anni> 119
    >15 anni> 100

    La velocità con cui avviene il ciclo cardiaco è regolata da alcuni impulsi elettrici nelle varie regioni del miocardio: quando si manifestano dei problemi, la frequenza cardiaca può salire o scendere ed è in questi casi che si parla di tachicardia o bradicardia.

    La tachicardia può essere collegata ad alcune patologie, in quanto disturba le normali funzioni del cuore e aumenta, inoltre, il rischio di ictus e arresto cardiaco improvviso.

    Le tipologie

    Le tipologie della tachicardia si caratterizzano per il fatto che i battiti del cuore superano mediamente i 100-120 al minuto.

    La tachicardia sinusale

    La tachicardia sinusale è una sorta di aritmia, che può provocare un aumento della frequenza e della velocità del ritmo cardiaco.

    La tachicardia sinusale è la forma meno grave di tachicardia: è ciò che succede al muscolo cardiaco, quando normalmente accelera il suo battito in corrispondenza di un’attività fisica che implica uno sforzo o iemozioni forti, oltre che in gravidanza.

    Alla base, comunque, ci può essere anche una causa differente, come scompensi del metabolismo, ipertiroidismo, anemia, insufficienza cardiaca, stress prolungato, ansia o febbre.

    La tachicardia sinusale è abbastanza frequente e, spesso, non rappresenta un pericolo per la salute: il termine “sinusale” sta ad indicare il punto di origine, ovvero il nodo seno atriale.

    I sintomi della tachicardia sinusale includono palpitazioni, ansia, fiato corto e dolore al petto.

    La tachicardia parossistica

    Molto più grave è la tachicardia parossistica sopraventricolare: di solito, questa riguarda la conduzione elettrica del cuore e può colpire anche i giovani.

    Si può verificare una volta l’anno o alla settimana e può prolungarsi per qualche minuto o per delle ore.

    La tachicardia parossistica si presenta in modo brusco e improvviso e, anche in questo caso, si tratta di un’aritmia cardiaca caratterizzata da un’alterazione del battito del cuore.

    Conosciuta anche come Sindrome di Bouveret-Hoffmann, tachicardia parossistica da rientro e tachicardia da rientro del nodo atrioventricolare, questo tipo di tachicardia è provocata da un’anomalia nella contrazione cardiaca che si può verificare in caso di intenso esercizio fisico, emozioni forti, sbalzi ormonali e ansia, ma anche cardiopatie reumatiche, ipertiroidismo, cardiopatie congenite, Sindrome di Wolff-Parkinson-White, cardiomiopatie, malattie vascolari cerebrali e cardiopatie ischemiche.

    I sintomi della tachicardia parossistica includono, invece, cardiopalmo, dispnea, ortopnea e dolore al petto, oltre a vertigini, disturbi alla vista e sincope.

    I sintomi

    I sintomi della tachicardia possono essere diversi: in presenza di tachicardia, infatti, il cuore batte velocemente e non pompa efficacemente il sangue, per cui alcuni organi possono necessitare di maggiore ossigeno, provocando una sintomatologia ben precisa.

    Generalmente i sintomi possono manifestarsi sia durante un’attività che anche a riposo.

    Non mancano, inoltre, le complicazioni derivanti dalla tachicardia. Tra le complicanze, ci possono essere:

    • Arresto cardiaco improvviso;
    • Ictus;
    • Infarto miocardico;
    • Decesso.

    Le cause

    Le cause della tachicardia possono essere molteplici. Generalmente, di queste fanno parte:

    Oltre alle cause prima citate, attenzione anche ai farmaci e alle sostanze stimolanti: inalatori per l’asma, medicinali per la terapia contro l’ipotiroidismo, farmaci decongestionanti, integratori alimentari e, poi, ancora sostanze come la caffeina, la nicotina, l’alcol e le droghe.

    Altre volte il tutto è da ricondurre a patologie che interessano il sistema cardiaco. Fra tutte, sicuramente, l’aritmia non è da sottovalutare, in quanto si tratta di un problema che riguarda la frequenza cardiaca: in questi casi, a causa di un malfunzionamento del sistema di conduzione elettrica del cuore, quest’ultimo batte ad un ritmo irregolare.

    Altri problemi cardiaci che possono determinare il verificarsi della tachicardia sono l’insufficienza cardiaca e i disturbi alle valvole del cuore.

    La diagnosi

    Alla comparsa di segni e sintomatologia, è consigliabile rivolgersi al proprio medico e/o cardiologo, in modo tale che si possa giungere ad una diagnosi e stabilire una terapia.

    Oltre alla visita medica base, agli esami del sangue, all’ascolto del battito cardiaco con lo stetoscopio e allo studio dei sintomi, il medico procederà con alcuni test di approfondimento, in modo da escludere o confermare la presenza di altre patologie:

    • Elettrocardiogramma: per registrare gli impulsi elettrici del cuore e individuare eventuali problemi cardiaci;
    • Elettrocardiogramma dinamico con monitor Holter: per registrare l’attività elettrica del cuore in 24 o 48 ore, quando dovranno essere svolte tutte le normali attività;
    • Ecocardiografia;
    • Prova da sforzo: durante la quale dovranno essere svolti dei semplici esercizi – in alternativa, possono essere somministrati dei farmaci, nel caso in cui non si possano eseguire esercizi fisici – per aumentare la frequenza cardiaca e controllare il battito cardiaco.

    La cura

    La cura per la tachicardia dipende dalle cause di fondo e ha lo scopo di rallentare la frequenza cardiaca. Alcune volte, non è necessario intraprendere alcun tipo di trattamento ma, nella maggior parte dei casi, è necessario intervenire assumendo dei farmaci antiaritmici, che possano ristabilire la normale frequenza cardiaca.

    Per prevenire la tachicardia e la comparsa delle sue complicanze, possono essere somministrati dei farmaci betabloccanti e calcio antagonisti.

    Nei casi più gravi, i soccorsi sanitari potrebbero intervenire con l’elettroconversione, utilizzando il defibrillatore o potrebbe essere necessario procedere con interventi di ablazione cardiaca: in quest’ultimo caso, alcuni elettrocateteri sottili e piccoli vengono inseriti nei vasi sanguigni, così da giungere al cuore, localizzare la zona di tessuto che determina il disturbo e distruggerla con le radiofrequenze.

    In alcuni casi, viene valutato anche l’impianto di cardioverter-defibrillatori, dispositivi elettrici che captano le tachiaritmie sul nascere, ripristinando la normale frequenza cardiaca.

    Ogni tipo di cura, i principi attivi, la durata e la posologia dei trattamenti andranno decisi esclusivamente dal medico, che valuterà il caso specifico.

    I rimedi

    I rimedi per la tachicardia non sono sempre necessari in modo specifico. Per cercare di alleviare i sintomi è, ad ogni modo, possibile ricorrere a:

    Un trattamento d’elezione, in grado di rallentare il ritmo cardiaco, è quello a base di biancospino, che si può assumere sotto forma di infuso o tramite gocce: in genere, ne bastano 15 diluite nell’acqua, da prendere 2 o 3 volte al giorno.

    Cosa fare

    Cosa fare, quindi, contro la tachicardia? La prevenzione è uno dei punti da tenere a mente e, quindi, è necessario:

    • Ridurre l’ansia e lo stress, che possono arrivare anche a veri e propri attacchi di panico, di cui le palpitazioni costituiscono un sintomo caratteristico;
    • Eliminare le sostanze stimolanti, come la caffeina, la nicotina e l’alcol;
    • Curare le patologie che stanno alla base delle palpitazioni, rivolgendosi al medico;
    • Fare un uso più moderato di farmaci stimolanti, come alcune medicine contro la tosse e il raffreddore e dei tipi di integratori alimentari ed erboristici, che possono avere come effetto collaterale proprio l’aumento del battito cardiaco;
    • Dormire adeguatamente;
    • Curare eventuali disturbi cardiaci.

    La prognosi

    Infine, la prognosi dipenderà da diversi fattori, come la causa scatenante, la tempestività di intervento e la gravità della condizione, oltre che dall’età e dallo stato di salute del paziente.