Sweet Eaters: i mangiatori di dolci

Sweet Eaters: i mangiatori di dolci

I dolci sono una passione per molti, ma quando mangiare dolcetti diventa un fatto quotidiano continuo si rende difficile gestire questa abitudine: il dolce stimola la produzione di serotonina, un ormone che rende felici chimicamente, ecco perché sono tanti i Sweet Eaters

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    I Dolci

    Pensate che i dolci siano il vostro primo pensiero al mattino e l’ultimo la sera? Vi svegliate la notte per mangiare un pezzo di cioccolato? Fate delle pause in ufficio per attaccare la scatola dei biscotti? Sì, siete voi, siete gli Sweet Eaters, una precisa categoria di persone che non solo è dipendente dalla dolcezza, ma che non riesce a fermarsi se in casa possiede una scatola di cioccolatini o di biscotti.

    Un cioccolatino, un dolcetto, la crema di cioccolato, etc.. tutto va bene purché sia dolce, sempre, un pochino e a più riprese durante la giornata, in certi casi mangiato furtivamente, il che aggiunge thrilling ed emozione all’azione truffaldina, i Sweet Eaters sono fatti così, hanno un bisogno irrefrenabile di mangiare dei dolci, tutti i giorni, durante tutto il giorno, fino a mettere in pericolo lo stato di salute.

    Secondo psicologi e dietisti questo fatto ha un risvolto ben più ampio di quello della gola e della passione per il dolcetto, il passaggio fondamentale avviene grazie alla produzione di serotonina che consegue all’avere mangiato un dolcino.

    Il corpo emette questa sostanza che dona un senso di piacere, fisico, chimico, reale.

    Ecco perché si usa dire che il cioccolato aiuta a consolare nei momenti di tristezza e di depressione, certo non cura, non ha alcun valore terapeutico di fronte a gravi depressioni, ma è un coadiuvante preziosissimo, che serve per aiutare a guarire dalla tristezza e dall’ansia del momento, quindi va bene anche per pazienti depressi.

    Il problema nasce invece quando i dolci mangiati sono troppi, in quel momento allora il rischio diventa tangibile, la persona che mangia tanti dolci deve essere sincera con sé stessa, per arrivare a definire la quantità precisa di dolce che assume, non solo la qualità, senza pensare che le piccole dosi passino inosservate: contare la quantità e le calorie aiuta a definire il tasso glicemico, per capire se è un fatto naturale o un dato in analisi che dipende da una dieta errata.

    Quando il dolcino serve per guarire da uno stato di tristezza e di noia, possono esserci valide alternative per risolvere senza attaccare la scatola di cioccolatini: uscire di casa, camminare, correre, trovarsi un hobby per il tempo libero, fare amicizia con qualcuno per parlare un pochino, durante la notte può essere utile sostituire il pasticcino con una tisana, che riempie, fa passare il tempo e rilassa, in alternativa, per i casi più recidivi, va bene la psicoterapia.

    Alcune informazioni sono tratte dal Blog di Take Care

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