Stipsi cronica: sintomi, cure e impatto sulla qualità di vita

Stipsi cronica: sintomi, cure e impatto sulla qualità di vita

La stipsi cronica compromette seriamente la qualità di vita delle migliaia di italiani, soprattutto donne, che ne soffrono

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    Stipsi cronica, dolori e fastidi

    E’ una malattia che compromette seriamente la qualità di vita di chi ne soffre: è la stipsi cronica, che colpisce un vero e proprio esercito di italiani, circa il 20% della popolazione del Bel Paese. E’ un disturbo che si declina soprattutto al femminile, con sintomi chiari quanto fastidiosi e difficili da sopportare, una recente ricerca ha fotografato i tratti caratteristici della stipsi cronica, restituendone un’immagine poco confortante.

    Incide negativamente sulla qualità di vita, condizionando, spesso in modo determinante la salute fisica ed emotiva dei pazienti che ne soffrono: la stipsi cronica rischia di compromettere molti aspetti dell’esistenza, dalla professione alla sfera privata. Basti pensare che, nei casi più gravi, si stima una perdita settimanale di quattro ore di lavoro a causa della stipsi cronica.

    Sono un esercito gli italiani che sono costretti a fare i conti, giorno dopo giorno, con questa malattia. Ben l’80% di loro sono donne, con un’età media di 50 anni, che soffrono da circa 17 della patologia. Ecco il quadro emerso dalla ricerca LIRS, Laxative Inadequate Relief Survey.

    L’indagine ha coinvolto 39 centri di gastroenterologia in tutta Italia e circa 900 pazienti, per cercare di fare chiarezza sulla malattia, per capirne e saperne davvero di più. “La stipsi cronica è il risultato di una sintomatologia più complessa che include gonfiore, sforzo, sensazione di evacuazione incompleta, fastidio all’addome, che riducono la qualità di vita del paziente” ha osservato il Professor Enrico Corazziari, Ordinario di gastroenterologia all’Università di Roma “La Sapienza”.

    Molto spesso, rimedi naturali, lassativi e farmaci simili non bastano. “Fortunatamente, da oggi la classe medica ha a disposizione una nuova opzione terapeutica. Si tratta di prucalopride, una soluzione che favorisce la motilità dell’intestino in modo fisiologico. La molecola agisce, infatti, come agonista selettivo del recettore della serotonina (5-HT 4) che ha come bersaglio l’alterata motilità del colon” ha aggiunto il Professor Vincenzo Stanghellini, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Gastroenterologia dell’Università degli Studi di Bologna Policlinico S. Orsola, Malpighi.

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