Statine: la scelta di destinarle ai bambini suscita un vespaio in Italia

Statine: la scelta di destinarle ai bambini suscita un vespaio in Italia
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    Piramide alimentare

    Si starebbe già scatenando una vera e propria polemica aspra negli Stati Uniti d’America alla notizia che si vorrebbe autorizzare le statine, i farmaci in grado di abbassare il colesterolo, anche nei bambini; ci si chiede se è questa la strada da seguire anche nei piccoli pazienti oppure, stante l’allarme sociale riguardo ai casi di bambini in sovrappeso o in stato di vera obesità che in America sono una vera piaga, non bisognerebbe seguire la più logica strada della educazione alimentare.

    Non si tratta, dicono i pediatri americani, di avere pregiudizio su alcuni farmaci, quanto di orientarsi su strade più opportune e logiche quando, nello specifico, l’ipercolesterolemia è assodato ascenda ad errori alimentari e non genetici, fatto quest’ultimo risolvibile per’ altra strada.

    Dall’altra parte, ovvero da quella di coloro che sostengono l’opportunità al ricorso a farmaci di sintesi,anticolesterolo, da parte di questi pediatri la motivazione riguardo al fatto che l’utilizzo di statine in età pediatrica era controllato e non generalizzato semmai circoscritto ad un certo numero di casi ben circostanziati. Soprattutto quando, come hanno dimostrato i medici, ci si trova piccoli pazienti con elevati livelli di colesterolo nel sangue che dopo sei mesi, un anno di dieta non si riesce a riportare entro il peso forma, ovvero, quello raccomandato per conservare lo stato di salute e comunque in soggetti di età superiore ai dieci anni, atteso che in questi pazienti si sono anche riscontrati danni all’apparato cardiocircolatorio col rischio a breve di infarti e di diabete.

    Stessa precauzione che avrebbe indotto i medici americani a ripiegare sulle statine pediatriche sarebbe stata adottata allorquando ci si trovi all’interno di uno stesso gruppo familiare dove l’ipercolesterolemia è una temibile predisposizione familiare.

    Resta il fatto di capire adesso, se abbiamo riscontri validi per ritenere che le statine possano essere somministrate, scevri da importanti effetti collaterali,anche in pediatria o debbano essere ancora riservati all’età adulta dove, al di là di superabili effetti collaterali oltre a rimanere indispensabili presidi per abbassare il colesterolo, di contro salvaguardano l’intero apparato cardiovascolare dai numerosi rischi sopraggiunti.

    Intanto dall’Italia un secco no ai farmaci anticolesterolo per i bambini, ci giunge dalla Società Italiana di Pediatria che critica la scelta di allineare le nostre terapie a quella praticata dall’ American Academy of Pediatrics che ha di recente inserito nelle sue linee guida la raccomandazione per l’utilizzo di farmaci ad hoc per controllare il colesterolo (le statine), anche per i bambini di 8 anni, con queste motivazioni: “Innanzitutto – spiega il Presidente della SIP Pasquale Di Pietro – nonostante il fenomeno dell’obesita’ infantile con le sue conseguenze (tra le quali l’aumento di colesterolo) sia in forte crescita anche in Italia, non siamo, per fortuna, ai livelli ‘epidemici’ degli Stati Uniti.

    A questo si aggiungono una serie di altre obiezioni di tipo medico e scientifico.

    Il controllo del colesterolo (e non solo) per ridurre il rischio di obesita’ e’ importantissimo, ma da qui all’impiego sistematico nei bambini di farmaci, come le statine, non privi di rischi gravi, passa molta strada. Prima di aprire anche in Europa all’uso delle statine – prosegue Di Pietro – occorrono seri studi di efficacia, tossicita’ e sicurezza in pediatria. L’importante e’ l’identificazione dei dosaggi adeguati, la selezione dei soggetti in cui davvero il rapporto beneficio/rischio faccia preferire l’uso del farmaco. Questo anche in considerazione – conclude il Presidente della SIP – che le scelte terapeutiche di prima linea contro l’obesita’ sono altre, come le corrette abitudini alimentari e lo sport”.

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