Statine: aiutano a sconfiggere l’infarto ma non aumentano la sopravvivenza

Statine: aiutano a sconfiggere l’infarto ma non aumentano la sopravvivenza

Preziose le statine, ma non prolungano la sopravvivenza

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    Uno studio inglese avrebbe accertato che il ricorso da parte di pazienti anziani all’uso delle statine, quelle sostanze introdotte da oltre un decennio per abbassare il colesterolo cattivo nel sangue, evitando così anche la formazione della pericolosa placca aterosclerotica causa di ictus ed infarto, oltre ad avere un’importanza accertata per migliorare la struttura intima dei vasi ematici arteriosi, nonostante tutte queste buone qualità, non riduce la mortalità dei pazienti anziani.Il motivo è dovuto non tanto alla caratteristica di queste sostanze farmacologiche sicuramente efficaci, quanto invece al fatto che, prolungando la vita di questi pazienti, gli stessi col tempo finirebbero per incorrere in altre gravi patologie, cancro in testa.

    Il lavoro scientifico è stato pubblicato dal British Medical Journal e si riferisce all’osservazione compiuta su un gruppo di pazienti anziani con un’età compresa fra i 70 e gli 82 anni, in particolare si è osservato che la pravastatina, appunto uno delle più efficaci statine, preveniva davvero le malattie cardiovascolari e dunque le morti per queste cause ma nessuna efficacia è ammessa per altro tipo di decessi causata da cancro o per gli esiti delle demenze senili. Insomma, aumentando la sopravvivenza aumenta anche il rischio di incorrere in altre patologie.

    Secondo gli autori dello studio, dunque, ai pazienti prima di sottoporsi a cure a base di statine bisognerebbe far conoscere questa realtà, in quanto, asseriscono gli studiosi “ un conto è dire che un farmaco diminuisce la possibilità di morire di infarto o ictus, un altro conto è affermare che lo fa aumentando altri rischi, anche perché, hanno concluso gli scienziati, le persone hanno più paura del dolore fisico causato dal cancro e della perdita della dignità personale dovuta alla demenza, piuttosto che della morte “.

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