Staminali, metodo Vannoni: cos’è e come funziona

Staminali, metodo Vannoni: cos’è e come funziona

Il metodo Vannoni utilizza le cellule staminali, che vengono prelevate e poi iniettate nel paziente

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    Per quanto riguarda le staminali, il metodo Vannoni è noto anche come metodo Stamina: si usano le cellule staminali per curare alcune patologie neurodegenerative gravi. Su questo tipo di cura ci sono state diverse polemiche nel nostro Paese. Da un lato, infatti, la medicina e le autorità preposte alla salute non mostrano di riconoscere in tutto e per tutto questo tipo di terapia. Tuttavia alcuni pazienti che vi hanno fatto ricorso sostengono che si tratti di un metodo scientifico adeguato, in grado di portare alla guarigione o, comunque, di determinare nei pazienti un certo miglioramento. In certi casi, giunti anche alla ribalta dei media, la legge italiana ha deciso di fare qualche eccezione e di consentire le cure, specialmente per dei bambini che ne avevano bisogno.

    Cos’è

    Il metodo Vannoni è un percorso terapeutico che utilizza le cellule staminali, per curare delle malattie neurodegenerative, da cui sono affetti i bambini. Si tratta di: atrofia muscolare spinale o Sma, paralisi cerebrale da asfissia, leucodistrofia metacromatica, morbo di Krabbe, sindrome di Niemann-Pick.

    Questo metodo ha avuto inizio dall’incontro che Davide Vannoni, professore di psicologia e cognitivista, ha avuto con due russi: Vyacheslav Klymenko e Elena Shchegelskaya. Il primo insegnava biologia e la seconda dirigeva un laboratorio di biotecnologia. Entrambi sarebbero riusciti a guarire Vannoni da una paresi facciale, proprio attraverso un trapianto di staminali.

    I tre iniziarono a collaborare e Vannoni portò questa tecnica in Italia, per mettere a punto un progetto a partire dal 2007. Inizialmente, però, il tutto non ebbe particolare successo. Vannoni fondò diverse società; la più famosa di esse è la Stamina Foundation Onlus, nata nel 2009.

    Come funziona

    Il metodo Vannoni si basa sul prelievo di cellule staminali.

    Si procede poi ad una coltura per 15-20 giorni. Le cellule vengono staccate fra di loro e vengono congelate per mezzo di vapori di azoto liquido. Poi vengono scongelate e vengono iniettate nei pazienti, avendo cura di somministrare cellule che abbiano caratteristiche neurologiche o ancora staminali.

    Le cellule staminali, a differenza di quanto succede per quelle mature, riescono a oltrepassare la barriera ematoencefalica. Il trattamento consiste in cinque cicli, che devono essere distanziati almeno di 30 giorni, tenendo conto anche dello stato immunologico del soggetto. In ogni ciclo sono effettuate due infusioni, una per via endovenosa e l’altra per via intrarachide.

    Questo tipo di trattamento lascia parecchi dubbi agli occhi degli esperti. Si teme anche che la capacità proliferativa delle cellule staminali possa sfuggire al controllo, innescando processi che, eventualmente, possono indurre anche allo sviluppo di tumori.

    Altri hanno fatto notare che ci sono dei rischi legati al contagio batterico e virale, specialmente se, invece di iniettare cellule prese dal malato, si faccia ricorso a cellule prelavate da altre persone.

    E in tutto questo andrebbero considerati anche le metodologie di preparazione e di conservazione dei tessuti. C’è chi contesta anche la mancanza di pubblicazioni scientifiche e quindi eventuali effetti collaterali imprevisti.

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