Stamina: è morta una bambina in cura con il metodo

Stamina: è morta una bambina in cura con il metodo

Novità nel metodo Stamina: è morta una bambina di Modica in cura con la terapia di Davide Vannoni

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    davide vannoni

    Sviluppi nella cura con il metodo Stamina. E’ morta una bambina di Modica, in provincia di Ragusa, che era affetta dal morbo di Niemann Pick, per il quale era in cura con il famoso metodo. Il Tribunale di Ragusa aveva ordinato di effettuare un’infusione urgente entro cinque giorni di cellule staminali, ma nessun medico si era mostrato disponibile ad intervenire. Rita L., questo il nome della bambina, sarebbe la prima di 34 pazienti in cura con il metodo di Davide Vannoni a morire. Proprio qualche giorno fa la Corte di Strasburgo è intervenuta sulla questione della terapia, affermando che sia legittimo dichiarare uno stop alle cure.

    Secondo i giudici della Corte Europea, il divieto di accedere al metodo Stamina non lede alcun diritto. Lo si è visto in particolare sul divieto imposto dalle autorità italiane nei confronti di una donna, che fin dall’adolescenza è stata affetta da una malattia degenerativa del cervello. La Corte Europea ha affermato che non è stato provato scientificamente il valore terapeutico del metodo Stamina, per cui è importante proteggere la salute dei cittadini.

    Da questo punto di vista viene rilevata l’importanza anche del decreto messo a punto nel marzo del 2013, secondo il quale possono accedere al metodo Stamina soltanto i pazienti che hanno iniziato la cura prima che entrasse in vigore la nuova legge. La bambina di Modica aveva due anni e mezzo ed era stata curata a Brescia. Proprio nei confronti degli Spedali Riuniti di Brescia si era espresso il Tribunale di Ragusa per l’infusione di urgenza delle cellule staminali, che doveva essere approntata in maniera tempestiva.

    Aggiornato il 23 aprile 2014

    Davide Vannoni accusato di associazione a delinquere

    Il metodo Stamina continua a far discutere. Adesso la Procura di Torino ha deciso di chiudere anche l’inchiesta associata a tutto il caso e per questo Davide Vannoni è stato accusato di vari reati. In primo luogo l’inventore del presunto metodo di cura è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Il tutto è reso più pesante dal fatto che Vannoni avrebbe apportato dei veri e propri danni al Servizio Sanitario Nazionale. Vannoni è accusato anche di somministrazione pericolosa di farmaci, di esercizio abusivo della professione medica e di altri reati minori.

    Inoltre i Nas e la Procura hanno ipotizzato una violazione delle norme della privacy, perché su Facebook sarebbero stati pubblicati dei video, che mostravano alcuni bambini malati e che avrebbero potuto anche avere il fine di promuovere il trattamento. Tra gli indagati ci sono anche altri autorevoli rappresentanti del campo medico. In tutto, infatti, gli indagati sono 20 e, fra di loro, c’è anche Gianfranco Merizzi, presidente della casa farmaceutica Medestea, che è stato il principale finanziatore del metodo Stamina.

    Coinvolto sarebbe anche un membro dell’Aifa, l’Associazione Italiana del Farmaco e negli atti sono indicati anche più di 60 pazienti, che avrebbero subito una vera e propria truffa. Adesso gli indagati avranno la possibilità di presentare delle azioni difensive e, nel corso dei prossimi 20 giorni, potranno chiedere al PM nuovi atti. A quel punto il caso Stamina, con tutte le promesse di curare malattie degenerative attraverso l’utilizzo di cellule staminali, sarà sottoposto ad un giudice.

    Aggiornato il 7 febbraio 2014

    Davide Vannoni rinviato a giudizio per tentata truffa

    Sul caso del metodo Stamina ci sono delle novità. E’ stato rinviato a giudizio Davide Vannoni, fondatore di Stamina Foundation e ideatore del famoso metodo del quale si parla tanto in questi mesi. Per Vannoni l’accusa è di tentata truffa, in riferimento ad un finanziamento chiesto alla Regione Piemonte per la somma di 500.000 euro. Il denaro era stato prima concesso e successivamente revocato e doveva servire per un laboratorio dedicato allo studio delle cellule staminali. Il processo che avrà come protagonista Vannoni inizierà il prossimo 3 aprile.

    La notizia del rinvio a giudizio per il presidente di Stamina Foundation è arrivata dopo la richiesta dell’avvocato difensore di Vannoni, che aveva chiesto la prescrizione del reato oppure l’assoluzione. A prendere la decisione è stato il gup di Torino, Luca Del Colle. Vannoni si è detto, comunque, sereno. Proprio con queste parole ha commentato la notizia: “Speravo che la vicenda si risolvesse già oggi, vuol dire che dimostreremo in dibattimento la mia innocenza”.

    Vannoni si dice sicuro di non aver commesso alcun reato, proprio in riferimento all’accusa di tentata truffa nei confronti della Regione Piemonte. Le sue parole sono state: “Non sono io a dire che non ho commesso il reato. A parlare sono i documenti e li porteremo in dibattimento”. Anche l’avvocato, Roberto Piacentino, si è espresso con fiducia: “Faremo valere le nostre ragioni in dibattimento. Credo che Vannoni verrà al processo”.

    La vicenda del finanziamento risale al 2008. In quell’anno Vannoni fece richiesta di un finanziamento realizzare un “laboratorio per lo sviluppo di tecnologie biomediche applicabili nell’ambito della medicina rigenerativa con l’utilizzo di cellule mesenchimali adulte autologhe”. La Regione diede 500.000 euro, ma, secondo l’accusa, non c’erano i requisiti scientifici necessari e inoltre Vannoni avrebbe inventato l’esistenza di sei pazienti.

    Aggiornato il 13 gennaio 2014

    I primi pazienti erano raccomandati?

    Per comprendere come la terapia sia arrivata a Brescia, bisogna esaminare attentamente le affermazioni di Marino Andolina, il socio di Vannoni, che ha raccontato come ci sarebbe stato un interesse di importanti personaggi di veder curare propri congiunti. Cominciano a circolare delle chiacchiere, su malati che sarebbero entrati in ospedale, senza nemmeno essere registrati. Gli inquirenti sospettano che questi malati avrebbero pagato sottobanco le cure promesse da Vannoni.

    I Nas, dopo un’ispezione a Brescia, hanno compilato una corposa relazione, nella quale si sostiene che il laboratorio delle cellule staminali degli Spedali Civili non aveva l’adeguata esperienza, per poter preparare dei medicinali, da utilizzare per una terapia cellulare. Esaminando la lista dei primi 12 pazienti trattati a Brescia, si scopre che c’erano due malati “importanti”. Il primo di questi è stato il direttore vicario della Sanità lombarda, Luca Merlino. Oltre a lui ad essere sottoposto alle cure c’è stato anche il cognato della direttrice sanitaria dell’ospedale, Ermanna Derelli.

    E’ stato messo in evidenza che le malattie degenerative trattate erano quelle che avevano colpito dirigenti della Regione o loro parenti. Sarebbero stati prima questi pazienti ad essere sottoposti al metodo Stamina.

    Spunta anche una testimone. Si tratta di Rebecca P., una delle più importanti collaboratrici di Davide Vannoni qualche anno fa. E’ stata proprio la donna a raccontare dei retroscena fino ad ora non emersi. A causa di un problema di salute Vannoni si sarebbe recato in Ucraina. Lì avrebbe conosciuto due staminologi e, rientrato in Italia, avrebbe deciso di creare una struttura simile. Secondo la testimone Vannoni sarebbe stato aiutato da alcuni politici. Inizialmente ci sarebbe stato un accordo con la Regione Piemonte, ma poi il progetto sarebbe saltato.

    A questo punto Vannoni avrebbe deciso di realizzare un laboratorio in un seminterrato.

    Proprio lì lavoravano due biologi. Vannoni, da professore di psicologia, si sarebbe trasformato in “neuroscienziato”. Sarebbero state esaminate molte cartelle cliniche, che sarebbero arrivate da tutta Italia. Intanto sarebbero cominciati ad arrivare parenti di malati disperati e pronti ad ogni cosa. Soltanto nel 2009 arrivarono le prime denunce contro il metodo Stamina.

    Aggiornato l’8 gennaio 2014

    Da Nature preoccupazioni sulla sicurezza

    Delle incertezze sul metodo Stamina emergono dai documenti che sono in possesso della rivista scientifica Nature. La nota pubblicazione mette in evidenza come ci siano delle profonde preoccupazioni, non solo sulla sicurezza, ma anche sull’efficacia della terapia. Sono state molto importanti le rivelazioni effettuate da Nature su un tema così dibattuto nel nostro Paese. Secondo i dati trapelati, i successi che sono stati rivendicati per questa cura sarebbero sovrastimati, nonostante un medico di Miami non avesse fatto mancare il suo appoggio alla Stamina Foundation.

    I documenti, di cui è in possesso Nature, sono i verbali del comitato scientifico che il Ministero della Salute aveva invitato a dare un parere sulla terapia di Davide Vannoni. Secondo la rivista scientifica, sono evidenti delle imperfezioni e delle omissioni nel protocollo. Ci sarebbero degli errori concettuali, delle mancanze di conoscenza sulla biologia delle cellule staminali e addirittura delle sezioni interamente copiate da Wikipedia.

    In ogni caso Nature ha pubblicato anche la replica di Vannoni, il quale interviene sulle dimissioni di alcuni medici che con la loro autorità sembravano aver dato credibilità alla validità della terapia. Vannoni afferma che le dimissioni degli autorevoli scienziati sono da distinguere, anche in base all’ambito di studio, di cui essi si occupavano, che non guardava la questione dallo stesso punto di vista del metodo Stamina. In particolare appare piuttosto dubbia la posizione di Camillo Ricordi, del Diabetes Research Institute, che aveva annunciato l’accordo con Stamina per fare dei test specifici.

    Aggiornato il 19 dicembre 2013

    Davide Vannoni denunciato per truffa

    Il metodo Stamina continua a far parlare di sé, in seguito alla decisione di due persone di denunciare Davide Vannoni per truffa. Si tratta dei genitori di una bambina di 11 anni affetta da paralisi cerebrale infantile. La famiglia si era rivolta alla terapia fin dal 2009 e in tutti questi anni c’è stata una lunga attesa di guarigione. I genitori della bimba hanno continuato a sperare che un giorno o l’altro la loro figlia potesse alzarsi dalla carrozzina. Si tratterebbe di un “miracolo” che avrebbe promesso lo stesso Vannoni. I genitori della bambina malata hanno, infatti, raccontato che lo stesso Vannoni avrebbe mostrato loro un filmato, in cui si vedeva un uomo sulla sedia a rotelle che ad un certo punto si sarebbe alzato, avrebbe camminato e si sarebbe messo a correre.

    Ma c’è di più. I genitori della piccola hanno raccontato che, per la realizzazione del loro sogno di vedere la figlia in buona salute, avrebbero pagato 40.000 euro complessivamente. Secondo il racconto, sarebbero stati pagati prima 27.000 euro, poi altri 9.000 e ancora 4.000 euro per pagare gli avvocati, in modo da ottenere il ricorso per il riconoscimento dell’assistenza sanitaria.

    I genitori della bambina affetta da paralisi cerebrale hanno raccontato che, dopo l’inizio della cura con il metodo ideato da Vannoni, la figlia avrebbe accusato dei malesseri e a questo punto i due sarebbero stati invitati a non rivelare le punture che la bambina aveva eseguito a Trieste grazie alla collaborazione del dottor Marino Andolina, collaboratore di Vannoni. La mancata rivelazione della verità aveva l’obiettivo di evitare che venisse sospesa la cura.

    Aggiornato il 12 dicembre 2013

    Sì del Tribunale alle cure del metodo per Noemi

    Il metodo Stamina trova il via libera per curare Noemi, la bimba di 18 mesi della provincia di Chieti, alla quale inizialmente era stata negata la terapia. Lo hanno deciso i giudici dell’Aquila e la sentenza è stata accolta con grande gioia da parte dei genitori della stessa bambina. Inoltre i giudici hanno ordinato che le infusioni vengano somministrate il più presto possibile. Noemi potrà sottoporsi al metodo Stamina presso gli Spedali Civili di Brescia, per tentare di trovare qualche beneficio a tutti i problemi comportati dalla malattia da cui è affetta, l’atrofia muscolare spinale.

    Questa patologia è molto grave, perché tende a manifestarsi progressivamente, fino ad atrofizzare i muscoli e riducendo la cassa toracica, con grande difficoltà per i polmoni nell’atto della respirazione. Noemi è diventata uno dei casi simbolo della lotta che i malati e le famiglie stanno conducendo a favore delle terapie con le cellule staminali.

    I genitori hanno avuto vari incontri istituzionali e sono stati ricevuti anche da Papa Francesco. Secondo quanto ha riferito il padre di Noemi, in Abruzzo ci sarebbe la possibilità di fare ricorso alla cura presso l’ospedale di Pescara, considerando anche che a Brescia c’è una lunga lista d’attesa, per poter usufruire della terapia col metodo ideato da Davide Vannoni.

    Proprio Vannoni ha manifestato la sua soddisfazione per il via libera dato dai giudici, ma si è detto amareggiato, perché, per accedere alle cure a Brescia ci sono tempi molto lunghi, anche di 3 o 4 anni. Noemi attualmente si trova al 150esimo posto in lista d’attesa. Nel frattempo la bambina sembra manifestare dei momenti che fanno preoccupare i genitori per il suo stato di salute.

    Aggiornato il 5 dicembre 2013

    Il Tar sospende la bocciatura del metodo

    Il metodo Stamina può riprendere nella sua sperimentazione. Il Tar del Lazio ha sospeso la bocciatura che era arrivata da parte del comitato scientifico e, quindi, da parte del Ministero. E’ stato accolto il ricorso che era stato presentato da Davide Vannoni, l’ideatore della tecnica terapeutica. Molte sono state le polemiche intorno a questo metodo, che si propone di utilizzare le cellule staminali per la cura di alcune malattie. Il comitato scientifico nominato dal Ministero della Salute aveva bloccato la sperimentazione, ma adesso c’è stato un colpo di scena.

    In ogni caso il Ministero della Salute non vuole rinunciare e ha annunciato che presto sarà nominato un nuovo comitato scientifico, che comprenderà anche degli esperti stranieri, per valutare in maniera più precisa il protocollo. L’annuncio è stato dato dallo stesso ministro Beatrice Lorenzin, che si è detta pronta ad andare in fondo alla questione, per non lasciare le famiglie nel dubbio.

    Il Tar ha fatto notare che del comitato scientifico debbano far parte anche esperti che abbiano posizioni favorevoli al metodo. Inoltre devono essere esaminate le cartelle cliniche dei pazienti. I giudici hanno messo in evidenza che dai certificati medici in loro possesso non risultano degli effetti negativi collaterali a carico dei pazienti.

    Le associazioni dei malati e dei genitori dei bambini che attendono il trattamento hanno accolto con soddisfazione la decisione del Tar, il quale ha sostanzialmente avanzato delle giuste preoccupazioni sul fatto che l’istruttoria sul metodo Stamina deve essere condotta in maniera approfondita.

    Si prevede che i tribunali dovranno confrontarsi con possibili ricorsi per accedere al metodo, basandosi sulla documentazione che viene messa a loro disposizione.

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