Stafilococco aureo: come si trasmette e come si cura

Stafilococco aureo: come si trasmette e come si cura

Lo stafilococco aureo è un batterio che si trasmette con le gocce di saliva o attraverso alimenti contaminati

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    Lo stafilococco aureo è un batterio che determina un’infezione, trasmettendosi per via diretta e indiretta. Nel primo caso il contagio avviene per mezzo delle goccioline di saliva, che vengono emesse per mezzo di colpi di tosse o di starnuti. Nel secondo caso invece la trasmissione si verifica attraverso un contatto delle mani o mediante ingestione di alimenti contaminati. Il microrganismo in questione si può trovare anche nelle feci e nelle urine. I sintomi dell’infezione da stafilococco aureo consistono di solito in nausea, vomito e diarrea, accompagnati da crampi allo stomaco e dolori intestinali. Per evitare conseguenze, si dovrebbe mantenere un’adeguata igiene. In ogni caso esiste una specifica terapia a base di antibiotici, alla quale si può fare ricorso.

    Come si trasmette

    Il batterio si può trasmettere attraverso le gocce di saliva, che vengono immesse nell’aria in seguito alla tosse o agli starnuti. Bisognerebbe stare attenti anche all’eventuale assunzione di cibi contaminati.

    Fra gli alimenti che devono essere tenuti in considerazione in questo senso, ci sono il latte, i formaggi e gli insaccati, anche perché il germe è resistente al sale. Lo stafilococco inizia il suo processo di moltiplicazione sui cibi contaminati e di conseguenza porta avanti una produzione di tossine. Il batterio produce degli enzimi, fra i quali c’è la coagulasi, in grado di agire sul fibrinogeno, trasformandolo in fibrina. In questo modo attorno al germe si forma un coagulo, che lo protegge e lo nasconde nelle prime fasi dell’infezione.

    Di solito bisognerebbe badare soprattutto agli alimenti fatti a mano e che non vengono cotti, come la carne cruda, alcuni dolci e i panini.

    I sintomi dell’infezione cominciano a manifestarsi dopo più di 30 giorni dal contagio.

    Nel caso dei cibi contaminati, le prime manifestazioni sintomatologie si cominciano ad avvertire già dopo sei ore dall’ingestione.

    È bene ricordare che lo stafilococco aureo comprende, fra le localizzazioni possibili, la pelle, l’apparato scheletrico, quello respiratorio e in particolare la gola, le vie urinarie, il sistema nervoso centrale.

    In ogni caso la malattia tende a risolversi nel giro di tre o quattro giorni. Soltanto in alcuni casi più gravi è necessario ricorrere ad un ricovero in ospedale.

    La cura

    La cura contro lo stafilococco aureo si può mettere in atto soltanto dopo una specifica diagnosi, che oltre a basarsi sui sintomi, comporta il sottoporsi ad alcuni esami. Per esempio a questo scopo si usa il tampone faringeo.

    Si tratta del prelievo di secrezioni della faringe, sulle quali viene poi effettuata una coltura batterica. Il prelievo avviene velocemente e non è doloroso, ecco perché è indicato anche nel caso dei bambini. Il tutto consiste nel passare un tampone monouso, simile ad un bastoncino, sulla mucosa della faringe e sulle tonsille, non toccando però ha mucosa orale e la lingua. Il tampone viene inserito in un astuccio e viene portato in un laboratorio di analisi.

    Soltanto dopo aver visto i risultati, il medico può decidere se prescrivere degli antibiotici, in particolare quelli che rientrano nei gruppi del cloramfenicolo, della neomicina, della novobiocina e dell’eritromicina. Solo in casi rari utilizzano i sulfamidici, che hanno un’azione inibitrice nei confronti di alcuni microbi.

    In gravidanza si deve stare molto attenti, perché si dovrebbe puntare molto sulla prevenzione e, prima di assumere un medicinale, date le condizioni, si deve consultare il medico.

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