Spondilite anchilosante: sintomi, diagnosi e fisioterapia

Spondilite anchilosante: sintomi, diagnosi e fisioterapia

La spondilite anchilosante ha fra i sintomi la lombalgia

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    Spondilite anchilosante: quali i sintomi, la diagnosi e che tipo di fisioterapia adottare? Si tratta di una malattia infiammatoria, che colpisce le articolazioni della colonna vertebrale. Quest’ultima diventa meno flessibile e quindi il soggetto ammalato comincia ad avvertire delle limitazioni nei movimenti. Può accadere anche che l’infiammazione interessi delle altre articolazioni. Si tratta di una condizione piuttosto grave che, al pari dell’artrite psoriasica, può essere causa di invalidità. Per certi versi le condizioni di infiammazione sono molto simili a quelle che intervengono nell’artrite reumatoide. Il quadro sintomatologico comprende soprattutto mal di schiena. La diagnosi avviene attraverso le analisi del sangue e per mezzo delle radiografie.

    I sintomi

    I sintomi della spondilite anchilosante consistono nella lombalgia, un mal di schiena a livello lombare. Di solito questa sensazione dolorosa peggiora con il riposo, infatti al mattino si sente una grande rigidità, che migliora con il movimento. E’ spesso associato ad un’artrosi della colonna. Questo dolore al livello della schiena può comparire lentamente, ma non deve essere sottovalutato, perché il danno alle vertebre può progredire. Possono essere coinvolte anche le articolazioni sacroiliache (sacroileite), quelle che si trovano tra l’osso sacro e il bacino oppure i tendini e i legamenti, soprattutto quelli del calcagno e quelli fra le costole. Il quadro sintomatologico può essere completato da alcune complicazioni: difficoltà respiratoria, infiammazione dell’occhio (uveite), infiammazione dell’aorta.

    La diagnosi

    La diagnosi della spondilite anchilosante si effettua, oltre che con la visita del medico, attraverso delle analisi del sangue, concentrate su alcuni valori in particolare.

    Il medico prenderà in considerazione gli esami del sangue in maniera completa e verificherà se il paziente soffra di anemia. Poi guarderà la ves (velocità di eritrosedimentazione) e calcolerà la percentuale di proteina C, che viene prodotta dal fegato. In questo modo si possono verificare le condizioni di infiammazione dell’organismo. Si può passare poi a degli esami più approfonditi, che consistono nelle radiografie, nella risonanza magnetica e nell’ecografia. Le prime servono a vedere se ci sono delle lesioni nella parte bassa della colonna vertebrale o delle calcificazioni tra una vertebra e l’altra. L’ecografia, invece, serve a valutare lo stato infiammatorio dei tendini e dei legamenti. In ogni caso bisogna considerare che la diagnosi della malattia viene confermata da situazioni che si ripetono nel tempo, come il dolore alla cassa toracica, quando si respira, e l’immobilizzazione della parte bassa della schiena.

    La fisioterapia

    La fisioterapia contro la spondilite anchilosante è fondamentale, per mantenere in completa elasticità la colonna vertebrale ed evitare blocchi. Un bravo fisioterapista utilizza un programma di allenamento personalizzato, che si possa configurare come risolutivo dei vari problemi. Gli esercizi fisici devono essere studiati, per assicurare la flessibilità della schiena e possono essere eseguiti anche in gruppo. Molto utile è l’idroterapia, fra le terapie alternative, perché l’acqua riesce a far rilassare i muscoli. L’esperto può anche procedere a dei massaggi muscolari, per alleviare il dolore e favorire la circolazione del sangue. Contro la sensazione dolorosa si possono portare avanti anche delle sedute di elettroterapia, con degli elettrodi per sollecitare i muscoli con piccole scariche elettriche.

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