Sonno: la perdita protratta alla base di molte patologie

Sonno: la perdita protratta alla base di molte patologie

Lo dice un recente studio scientifico pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine che dimostrerebbe come proprio l’abbassamento delle difese immunitarie potrebbe esporre a tali patologie che dimostrerebbero, almeno seguendo lo studio scientifico americano, che già dormire sette ore a notte anzicchè otto esponga al maggior rischio di infezioni

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    Non per forza alla base di una malattia o di una serie di malattie dobbiamo ravvedere l’aggressività della sola patologia in sé e per se’, a volte è proprio il nostro organismo a non resistere più allo stress cui lo sottoponiamo, altre volte la stanchezza che ci affligge potrebbe aprire la strada a determinati malanni, fatto sta che una sequela senza fine di semplici raffreddori che, tuttavia, presuppongono il contatto con un virus, possono trovare la loro ragion d’esistere proprio nella mancanza di riposo.

    Lo dice un recente studio scientifico pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine che dimostrerebbe come proprio l’abbassamento delle difese immunitarie potrebbe esporre a tali patologie che dimostrerebbero, almeno seguendo lo studio scientifico americano, che già dormire sette ore a notte anzicchè otto esponga al maggior rischio di infezioni.

    A tale inedita acquisizione scientifica si aggiungerebbe quella condotta da uno studio parallelo italiano dell’Università di Udine ad opera di Gian Luigi Gigli, neurologo e presidente dell’Associazione italiana di medicina del sonno che amplifica e rende merito allo studio d’oltreoceano partendo dal presupposto che il sistema immunitario privato del riposo tende a diminuire la propria capacità di azione. Certo si dirà, in alcuni soggetti l’esigenza di dormire diminuisce con l’abitudine, posto che sia vero, non bisogna trascurare il fatto che anche di fronte a determinate decisioni pesa la perdita protratta del sonno, come dimostrerebbe anche un’analisi approfondita mediante risonanza magnetica che paleserebbe come la perdita di riposo attiva meno aree cerebrali imputate nei processi di attenzione.«La qualità e la quantità del riposo cambiano il modo di operare della nostra corteccia cerebrale e quindi come valutiamo le informazioni che abbiamo a disposizione — riferisce Gigli —. In caso di deficit di sonno ne risente in modo particolare l’attenzione selettiva, con una ridotta capacità di discernere tra informazioni essenziali e superflue». Più emotivi Il vostro partner ha la luna storta fin dal mattino? Un collega vi apostrofa non appena varcate la soglia del posto di lavoro? Non sono tutti impazziti, forse sono solo vittime di un cattivo dormire.

    Dunque alla luce delle più recenti acquisizioni, cos’altro potremmo aspettarci dalla reiterata perdita di sonno notturno? Sicuramente ripercussioni sulla sfera psicologica e non solo, irritabilità, nervosismo, minore disponibilità al dialogo in primis, fino a veri e propri stati d’ansia e fin’anche la depressione e non è tutto, anche il peso ponderale in mancanza di sonno tende ad aumentare, da uno studio della Wake Forest University, pubblicato sulla rivista Sleep sarebbe emerso che, chi dorme solo 5 ore per notte tende ad accumulare più grasso viscerale, quello che è più pericoloso per la salute. «La mancanza cronica di sonno aumenta la produzione di grelina, ormone che stimola l’appetito, e riduce quella della leptina, che blocca la fame — fa notare lo specialista —. Non solo: la scarsità di riposo aumenta anche il rischio di diabete di tipo 2, perché altera il metabolismo degli zuccheri.

    Per non parlare delle ricadute negative sul sistema cardiovascolare, associate agli effetti negativi della deprivazione cronica di sonno sulla pressione sanguigna che tende ad aumentare». Senza passione Costrette a rosicchiare ore al sonno notturno per districarsi tra mille impegni, le donne di oggi vedono spesso cadere a picco il desiderio sessuale.

    Lo rivela uno studio condotto su 200 pazienti che si sono presentate al Centro di ginecologia del San Raffaele-Resnati di Milano per problemi sessuali. Nel 32% dei casi è emerso che il calo della voglia di fare l’amore è legato alla carenza di sonno. «La deprivazione cronica di sonno è uno dei più importanti e trascurati fattori di stress biologico — dice Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele-Resnati —. In queste condizioni aumenta la produzione di cortisolo e adrenalina con ripercussioni negative sulla funzione sessuale: diminuisce il desiderio, vengono compromessi i meccanismi alla base dell’eccitazione mentale e fisica, aumentano l’irritabilità e l’impulsività».
    Fonte: Corriere Salute

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