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Sonno bambini: notti insonni ridotte dopo il quinto mese

Sonno bambini: notti insonni ridotte dopo il quinto mese

Una recente ricerca ha messo in evidenza che i neonati cominciano a dormire in modo più regolare di notte a partire dal quinto mese

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    Il sonno dei bambini, specialmente dei neonati, può rappresentare una questione molto complicata da gestire da parte dei genitori. Spesso infatti capita di trascorrere diverse notti insonni alle prese con i piccoli che proprio non vogliono saperne di dormire. Un vero e proprio inconveniente che influisce molto sul riposo notturno degli adulti.

    Tuttavia gli esperti spiegano che una soluzione esiste. Si tratta di aspettare che il tempo faccia la sua parte. In base ad uno studio specifico che a tal proposito è stato portato avanti dai ricercatori dell’Università di Canterbury è stato messo in evidenza che la situazione dovrebbe migliorare dopo i primi mesi di vita del bambino. In particolare dopo il quinto mese i bambini iniziano a dormire seguendo dei ritmi molto più simili a quelli dei genitori.

    Naturalmente va specificato che non ci sono delle regole fisse che valgono per tutti i neonati.

    La questione in effetti è molto soggettiva. In linea di massima solo dopo il primo anno diminuisce di molto il numero dei bambini che non seguono un ritmo di sonno notturno regolare e che costringono i genitori a rimanere svegli durante la notte.

    Gli studiosi sono giunti a queste conclusioni, prendendo in considerazione e analizzando il ciclo del sonno di alcuni bambini e scoprendo che il 75% di essi cominciavano a dormire in modo più regolare la notte a partire dal quinto mese. Per maniera più regolare si intende un sonno che dura in media cinque ore, di solito da mezzanotte alle cinque del mattino, anche se secondo le ultime scoperte l’ideale è dormire sette ore.

    D’altronde il sonno non può essere trascurato, anche perché è indispensabile per l’apprendimento e per il tranquillo svolgimento delle incombenze della vita quotidiana. I genitori esausti quindi probabilmente possono avere qualche speranza in più di risolvere il problema. Una speranza non indifferente se pensiamo al fatto che il cervello si ricarica con il sonno.

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