Solitudine: il disagio che determina è contagioso

Solitudine: il disagio che determina è contagioso

Secondo uno degli autori dello studio, il professore John Cacioppo il contagio sarebbe molto elevato anche in considerazione del fatto che la solitudine espone già di per sé a tutta una serie di malattie mentali, ne deriva che le persone non vanno lasciate sole a crogiolarsi nel loro amaro destino, anzi, sarebbe auspicabile una rete amicale che sostenga al meglio questi pazienti

da in Malattie, Psicologia
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    depresso

    Il contagio non lo determina solamente un virus o un batterio, v’è trasmissibilità anche nei fattori psicologici malati, come la stessa depressione che induce ad isolarsi e non solo, quando ci si avvicina a queste persone che soffrono di un tale disagio lo stesso viene amplificato perché trasmesso a chi magari vorrebbe farsi carico dell’altrui difficoltà, con la conseguenza che si rischia di rimanere coinvolti nel problema deprimendosi a propria volta.

    Non si vuole dire che chi ha un problema debba restare isolato, semmai bisogna cercare di far reagire la persona evitando che inconsapevolmente il depresso, per fare un esempio, tiri dentro nel dolore anche il “soccorritore “ di turno. A tale conclusione sarebbero giunti ricercatori dell’Università di San Diego e di Harward sulla base di un lavoro scientifico effettuato su un gruppo di persone che avevano un’età superiore ai 60 anni. Insomma si creerebbe, secondo gli studiosi, una sorta di circolo vizioso che trasmette il disagio agli altri.

    Secondo uno degli autori dello studio, il professore John Cacioppo il contagio sarebbe molto elevato anche in considerazione del fatto che la solitudine espone già di per sé a tutta una serie di malattie mentali, ne deriva che le persone non vanno lasciate sole a crogiolarsi nel loro amaro destino, anzi, sarebbe auspicabile una rete amicale che sostenga al meglio questi pazienti.

    Non mancano le critiche. “ Jason Fletcher ed Etan Cohen-Cole, in un email di risposta allo studio di Cacappio inviato al Washington Post, hanno sottolineato che questo tipo di effetti “social network” si trovano facilmente se certe variabili ambientali non vengono controllate adeguatamente in fase sperimentale. I due, in uno studio pubblicato sul British Medical Journal, hanno trovato per esempio che l’acne, il mal di testa e persino l’altezza possono mostrare un andamento virale della diffusione, ma se i fattori ambientali vengono controllati correttamente gli effetti perdono di significatività “.

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