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Sistema Immunitario Congenito e sclerosi multipla

Sistema Immunitario Congenito e sclerosi multipla

La Sclerosi Multipla potrebbe essere curata grazie a medicinali che agiscono sul sistema immunitario congenito

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    Sclerosi Multipla

    Sclerosi Multipla


    La Sclerosi Multipla,
    spesso siglata con le lettere SM o MS e’ una malattia che colpisce il Sistema Nervoso Centrale attaccando il cervello e il midollo spinale; per capire come si diffonde e’ sufficiente dire che essa, lentamente, causa una degenerazione della mielina, una sostanza bianca composta di acidi grassi; la mielina e’ un rivestimento delle fibre nervose, che garantisce una trasmissione veloce degli impulsi nervosi, di cervello e midollo, verso la periferia del corpo, e dalla periferia al cervello.

    Dove la mielina viene danneggiata si formano delle placche, che lentamente si induriscono in cicatrice; per questo si parla di sclerotizzazione, multipla invece, significa che le placche possono essere diffuse ovunque lungo il percorso del Sistema Nervoso; si pensa che la SM sia una malattia autoimmunitaria, per questo l’Universita’ di Nottingham, a titolo sperimentale, sta esaminando l’interazione tra il sistema immunitario congenito e la malattia.

    Di fatto il sistema immunitario congenito lavora attraverso i recettori TLR (Toll Like) che riescono a riconoscere virus, batteri e infettivi molto velocemente e a attivare con altrettanta rapidita’ il processo di difesa congenito; e’ la prima volta che un gruppo di ricercatori che studiano la SM indagano la sua relazione con questo tipo di sistema immunitario, nello specifico trattando le molecole regolatrici come gli Interferoni Tipo I, ALfa e Beta.

    E proseguendo quindi nella pssibile via per arrivare a una cura meno costosa di quella attuale per la SM.

    Lo scopo dello studio, che prosegue con esperimenti che implicano attivazioni di reazioni immunitarie e risposte immunitarie, e’ quello di aviluppare dei TLR agonisti per poterli poi sperimentare, come ora non si fa, anche sull’uomo. Attualmente lo studio si limita all’applicazione sui topi.

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