Sindrome Premestruale: se affrontata può risolversi

Sindrome Premestruale: se affrontata può risolversi

Ciò che stupisce ancor di più è un altro dato che si va a sommare al primo, su cento donne interessate dal problema appena trenta ne parlano col ginecologo, mentre 62 di queste aspetta che il dolore che si accompagna alla Sindrome Premestruale passi da solo così come è arrivato e il 30% del campione ammette di assumere fans o antidolorifici in genere per controllare i dolori associati alla sindrome giungendo all’ultimo dato che rispecchia un approccio culturale, scientifico del tutto inadeguato rispetto al problema

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    sindrome premestruale

    Continuiamo a parlare di Sindrome Premestruale, un problema sociale per il mondo delle donne, lo dimostra il dato secondo il quale tale sindrome si riflette con il suo carico di fastidio fino a rappresentare una vera sofferenza, per 25 donne su 100 che non sono certo una percentuale da poco se consideriamo che in quasi metà del campione rappresentato da coloro che soffrono di questa sindrome questa finisce per riflettersi negativamente nel rapporto con gli altri e nell’adempimento delle proprie attività fino a divenire un vero e proprio problema sociale. Ma non è tutto, più di metà degli appartenenti al campione di coloro che affermano di soffrire di sindrome premestruale, sostiene di riverberare gli effetti negativi di tale situazione che a volte sfocia in una vera e propria patologia, anche all’interno della coppia e nel 70% dei casi anche nell’attività lavorativa o, per le più giovani, nelle attività scolastiche.

    Si intende bene che di un problema non di poco conto parliamo, lo dimostra il sondaggio che la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ( SIGO ) ha svolto su 743 donne intervistate. Ma a sorpresa, per la stessa SIGO, emerge un importante dato, ovvero lo stoicismo della stragrande maggioranza delle donne nel sopportare il disagio senza che interferisca troppo nella vita di tutti i giorni, come dire soffro ma non mollo, tant’è che i dati di assenteismo dal lavoro per giusta causa sono davvero di poco conto. “È proprio vero che le donne sopportano – commenta in una nota Emilio Arisi, direttore di ostetricia e ginecologia all’ospedale Santa Chiara di Trento e consigliere SIGO – Mi sarei aspettato un’astensione dal lavoro ben più elevata, a fronte della quantità e dell’intensità dei disagi che ci riferiscono”.

    Ciò che stupisce ancor di più è un altro dato che si va a sommare al primo, su cento donne interessate dal problema appena trenta ne parlano col ginecologo, mentre 62 di queste aspetta che il dolore che si accompagna alla Sindrome Premestruale passi da solo così come è arrivato e il 30% del campione ammette di assumere fans o antidolorifici in genere per controllare i dolori associati alla sindrome giungendo all’ultimo dato che rispecchia un approccio culturale, scientifico del tutto inadeguato rispetto al problema, affrontato forse non sempre in maniera adeguata e comunque, immotivatamente subito dalla donna che ne soffre, tant’è che visto l’approccio sbagliato, l’unico dato che stupisce meno è quello che indica come meno di metà del campione studiato dichiara insoddisfazione sul metodo loro consigliato per superare il problema.


    Problema che potrebbe essere sicuramente risolto se l’approccio verso la sindrome premestruale fosse quello giusto, ovvero, se le donne ricorressero più spesso allo specialista senza trincerarsi verso forme di accettazione del disagio come fosse il prezzo da pagarsi di fronte all’ineluttabilità del “castigo di Dio “ riservato al popolo femminile, lo dimostra il fatto che quando la donna decide di rivolgersi al ginecologo e questi attua un primo approccio alla Sindrome ad esempio con la pillola contraccettiva, fatto accaduto al 22% delle donne facenti parte del campione, il problema ha trovato la soluzione tanto agognata dalla donna, 75 volte su cento; conclusione; non sopportate stoicamente il dolore fisico come fosse una fatalità per il semplice fatto di essere nate donna, parlatene al vostro medico di fiducia che, nei casi più impegnativi, si farà assistere nelle cure dallo specialista del caso.

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