Sindrome di Affaticamento Cronico: tutt’altro che una scusa, è una malattia

Sindrome di Affaticamento Cronico: tutt’altro che una scusa, è una malattia

Altro che scuse, chi soffre di Sindrome di Affaticamento Cronico è stanco perchè sta male

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    ragazzo che sbadiglia

    Un tempo i malati della Sindrome di affaticamento cronico, ovvero la Chronic Fastigue Sindrome (CFS),venivano considerati dei veri scansafatiche, perché perennemente stanchi, affaticati, prostrati come se avessero compiuto chissà quali particolari gesta ed invece si scopriva, magari, che si erano appena alzati dal letto. Ma oggi non è più così, anche se, come si vedrà, fino ad un certo punto, da quando almeno si sono gettate le basi per studiare, verificare, analizzare a fondo quella che attualmente si considera una patologia a tutti gli effetti, anche se, purtroppo non si conoscono le vere cause che la determinerebbero.

    Nell’origine della patologia in atto solo delle ipotesi che ricondurrebbero il tutto a motivi infettivologici, insomma, l’organismo sarebbe sempre in preda ad attacchi da parte di agenti patogeni e nel tentativo di opporvisi si affaticherebbe generando la malattia stessa. Ma non mancano anche cause di altra natura, come quelle immunologiche, tossicologiche e persino neurologiche, anche se occorre dire che continuiamo a stare nell’ambito delle semplici ipotesi.

    Tutti motivi che fanno comprendere bene l’importanza della ricerca anche per questa che è una vera e propria patologia che col tempo finisce con l’invalidare chi ne è affetto, tant’è che i medici sono dell’avviso che la prima diagnosi di CFS debba essere fatta tempestivamente e, comunque, non dopo un periodo di sei mesi continuativi in cui il soggetto risulti interessato dalla sindrome.
    Lo hanno sottolineato medici e partecipanti all’Associazione Italiana CFS nel tentativo, arduo sicuramente, di sensibilizzare la gente su questo problema tutt’altro che secondario che prostra il paziente che finisce col dibattersi ogni giorno in uno stato di astenia cronica, che riverbera anche nelle funzioni mentali con riflessi lenti che finiscono con l’incidere pesantemente sulla propria performance, sul proprio comportamento,nonché nell’attività fisica e psichica, chiaramente, lavoro compreso.

    Quel che mette in allerta i medici confermando che lo stato di malessere del proprio paziente sia da ascriversi ad una Sindrome di affaticamento cronico è il fatto che lo stato di debolezza generale non viene mitigato neanche dal riposo, sonno compreso, atteso che al risveglio il paziente ricade nello stato originario, così come, per un malato affetto da questa patologia, ogni sforzo, anche il più banale, potrebbe essere una fatica immane. L’evoluzione è rapida e inarrestabile, i pazienti aggravano di mese in mese la spossatezza fino a sfinirsi accentuando il proprio stato patologico e giungendo ad uno stato di invalidità quasi permanente.

    Ovvio che il riflesso negativo sul lavoro è immancabile, stessa cosa per quanto attiene lo studio, atteso che a volte ad esserne interessati sono anche soggetti giovani.

    Difficile, ma non impossibile la diagnosi, tant’è che si sta sperimentando un’azione a livello dei medici di base che allo stato conoscono poco tale sindrome ma non mancano i Centri di studio cui ci si può rivolgere per essere visitati da medici specialisti che accerteranno o meno lo stadio della malattia. Si ricordano tre Centri (Aviano, Chieti, Pisa) in cui si possono eseguire, con ricovero, esami di laboratorio e ricerche a carico del Servizio Sanitario Nazionale per la diagnosi “ad esclusione”.

    L’insorgenza della CFS è estesa a giovani e donne di età intorno ai 35/40 anni, mentre, paradossalmente, gli anziani oltre i 70 anni di età ne sono esclusi, nei bambini è poco manifesta. E’ una patologia presente nel mondo in modo quasi ubiquitario, si pensi che casi si sono registrati, oltre che in Europa, anche in Australia, in Nuova Zelanda, Canada, Islanda, Giappone, Russia e Sudafrica.
    Decisivo il ruolo delle Istituzioni fino adesso latitanti per la verità considerato il fatto che a nulla è servito l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha definito tale Sindrome una malattia grave, cronica e invalidante e, nonostante ciò, chi si ammala di questa patologia non ottiene alcun riconoscimento del suo stato di invalido civile, così come, mentre, giustamente ad un diabetico, vengono riconosciuti particolari ticket per l’acquisto di farmaci, presidi o per sottoporsi a particolari visite specialistiche o diagnostiche, ad un affetto di CFS nulla viene concesso, così come lo stesso non avrà diritto alcuno a permessi lavorativi retribuiti e la stessa Società civile crea un muro d’abbandono verso chi si ammala, proprio per l’etichetta che si appioppa loro, quella di persona lavativo, fannullone, indolente.

    Purtroppo ancora oggi non esistono cure valide per questa sindrome, anche se ci sono studi in corso per poterla affrontare alla stregua di qualsiasi altra malattia, c’è da dire però che in certi soggetti alcune cure funzionano meglio che in altri pazienti ma gli stessi interventi terapeutici sono costosi ed a totale carico dell’assistito, ecco perché si tende a far conoscere sempre di più questa grave sindrome, stimolando le Istituzioni affinché intervengano a favore degli ammalati.
    Per eventuali altre info è sempre attivo il sito web dell’associazione CFSItalia

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