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Sindrome delle dita a scatto: un disturbo facilmente diagnosticabile e curabile

    Tutori per Sindrome delle dita a scatti

    Ne sanno qualcosa i pianisti professionisti, ma anche sarti e parrucchieri di entrambi i sessi, col tempo, la posizione costretta delle dita e soprattutto ripetuta negli anni porta ad un disturbo molto caratteristico, comunemente chiamato “Dita a Scatto “ e che consiste nell’assistere ad una sorta di bloccaggio di uno o due dita per poi, in maniera del tutto autonoma, sbloccarsi ritornando alla loro naturale funzione con uno scatto, non senza un certo grado di sofferenza per chi accusa il disturbo.

    Il motivo del disturbo è semplice, basta ricordare che i tendini che ci consentono di estendere e ritirare le dita, in questo caso, sono avvolti da una guaina protettiva che con l’uso però tende a rovinarsi, infiammarsi e, di conseguenza gonfiarsi; il risultato sarà rappresentato dal problema delle dita a scatto che avviene proprio per lo sforzo che il tendine fa per tornare al suo posto esercitando una pressione e una forza maggiore dell’ordinario che si traduce nello stessa azione che si potrebbe osservare in una molla una volta liberata da ciò che la bloccava.

    Diagnosticarlo è spesso cosa facile anche per chi ne soffre o ne ha sofferto, veri e propri maestri nel riconoscere i sintomi, il medico tuttavia a parte la descrizione della sintomatologia, si accorge della sindrome del dito a scatto con una semplice visita consistente nella compressione della base dell’articolazione e in quella sede si accorge dell’infiammazione che, generalmente curerà, inizialmente con la terapia a base di antinfiammatori, comunemente definiti Fans, eventualmente associati ad un certo numero di sedute di fisiokinesiterapia; il ricorso all’intervento chirurgico è giustificato allorquando i precedenti trattamenti non abbiano sortito il risultato sperato o la sindrome tende a ripresentarsi con eccessiva frequenza nel paziente.

    Attualmente è quasi del tutto tramontato il trattamento cortisonico locale che oltretutto è poco risolutore del problema e molto doloroso per il paziente, risultati invece si sono ottenuti con la ionoforesi ed il laser. Fermo restando che se si vuole risolvere definitivamente il disturbo, il ricorso al bisturi è quello che ottiene il 100 per cento dei successi, si esegue in day Hospital e, mediamente dura una decina di minuti e dopo un paio d’ore di osservazione il paziente viene inviato a casa a fronte anche di una ripresa veloce delle funzioni in solo due, tre giorni al massimo.

    Prima o nel tentativo di non sottoporsi all’intervento, il medico può prescrivere speciali tutori in grado di far riposare le dita durante il lavoro, senza impegnare le altre.

    La sindrome delle dita a scatto è tuttavia a volte associata ad altre patologie che riguardano la mano, come, ad esempio, la Sindrome del Tunnel Carpale, o certi tipi di artrosi, refertabili solo mediante ricorso alle radiografie così come eventuali forme di condrocalcinosi. Tutti motivi sufficienti per rivolgersi al medico per, eventualmente affrontare eventuali altre patologie che abbiano, nella Sindrome delle dita a scatto, la loro manifestazione più eclatante.

    SCRITTO DA Giuliano PUBBLICATO IN ArtrosiCortisoneFANSMalattieNews SaluteSindrome-Tunnel-Carpale Mercoledì 09/04/2008