Sindrome della Classe Economica: è davvero così diffusa e pericolosa?

La Sindrome della Classe Economica, una sequela di sintomi che possono sfociare in una grave malattia

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    Durante lunghi viaggi in aereo, sopratutto se in precarie condizioni di viaggio, può verificarsi una grave Sindrome da Classe Economica

    La Sindrome da classe economica, quella serie di sintomi che si determina dopo un lungo viaggio trascorso in particolari posture scomode, fermi per ore e che determinerebbe un trombo che si va a formare a livello venoso e che una volta in circolo ostruisce il deflusso del sangue, soprattutto a livello polmonare, potrebbe essere più conosciuta di un tempo perchè, oggi, maggiormente studiata. In questo stralcio di intervista di Humanitas Salute, abbiamo elementi per saperne di più su questa grave sindrome.

    La condizione patologica venne alla ribalta quando un passeggero donna che viaggiava dall’Australia al Canada si accasciò al suolo, probabilmente a seguito di una sindrome del genere.

    Secondo la dottoressa Lidia Rota Vender, presidente di Alt – Associazione per la lotta alla Trombosi e responsabile del Centro Trombosi di Humanitas,di cui al sito Trombosi la sindrome da classe economica non è l’unica condizione in grado di provocare un’eventuale embolia polmonare, semmai qualunque malattia da trombosi può essere aggravata dalla posizione costretta durante un viaggio lungo ma per giungere alla grave malattia occorre che incidano altri fattori quali, ad esempio, eventuali flebiti pregresse, accumulo di grasso a livello addominale, indumenti eccessivamente stretti.

    Ad alto rischio,gli obesi, i forti fumatori, chi ha sofferto di flebite, o è sotto l’effetto di cure ormonali, o ancora, donne gravide, tutti soggetti che dovrebbero attenersi a certe precauzioni, come quelle indicate direttamente dalle Compagnie aeree, del tipo, bere molta acqua e compiere alcuni semplici movimenti con i piedi e i polpacci, per facilitare il ritorno del sangue al cuore con l’azione di pompa dei muscoli”.

    Secondo il Journal of General Internal Medicina, che ha pubblicato i qualcosa come 25 studi effettuati dal 1966 al 2005, ha indicato i seguenti risultati:

    - coloro che viaggiano in aereo, per un volo di durata superiore alle sei ore hanno un rischio maggiore di coloro che fanno un viaggio più breve; – chi ha già avuto in passato una trombosi o un’embolia ha un rischio più alto; – la trombosi venosa non sempre viene diagnosticata: spesso si verifica a distanza di ore o giorni dopo il volo; – su 1 milione di passeggeri 27 sono colpiti da embolia polmonare; – su 10.000 passeggeri 5 sono colpiti da trombosi venosa profonda; – in molti casi la trombosi venosa non dà sintomi e si risolve spontaneamente (ma non vuol dire che non si sia verificata); – le calze elastiche sono utili nel prevenire la trombosi venosa profonda; – l’aspirina non aiuta a prevenire una trombosi venosa o un’embolia polmonare; – l’unico farmaco in guardo di prevenire la trombosi venosa e l’embolia è l’eparina”.

    Dunque occhio a gambe che si gonfiano,fanno molto male e si arrossano o se si forma un cordone duro lungo il percorso della vena. Si tratta di capire se ci troviamo o meno di fronte alla possibilità di un’embolia.

    Secondo la dottoressa Vender “Quando durante o dopo il volo si sente un dolore molto forte sul fianco o sul dorso, si fa fatica a respirare, il catarro è striato di sangue e ci si sente svenire, il sospetto che si stia provocando unìembolia polmonare dovrà venire. La trombosi può formarsi durante il volo ma manifestarsi molte ore dopo il ritorno a terra, o non manifestarsi affatto e dare segno di sé solo quando provoca un’embolia polmonare”.

    La diagnosi della grave sindrome è strumentale, grazie all’ecocolodoppler per la trombosi, mentre tac spirale o scintigrafia servirà per l’embolia. Se dopo un lungo volo compaiono alcuni o tutti i sintomi che abbiamo elencato, ci si deve rivolgere a un pronto soccorso, che valuterà la probabilità, farà la diagnosi e prescriverà la cura adatta”. Ma si può guarire dalla trombosi venosa? Secondo la dottoressa Vender, “Sì, se viene sospettata e diagnosticata in tempo, e curata adeguatamente”.

    E dall’embolia?

    Sì, se non è eccessivamente estesa e se, come per la trombosi, viene diagnosticata in tempo e curata bene. A volte purtroppo un’embolia polmonare è talmente massiva che riduce in modo drammatico la capacità dei polmoni di respirare e provoca un sovraccarico del cuore”.

    Come si riduce il rischio? “Prima di tutto informandosi. A prescindere dal rischio di ciascuno tutti coloro che affrontano un lungo viaggio aereo dovrebbero comunque sempre osservare alcune semplici norme

    Tuttavia non mancano i sistemi per ridurre i rischi della grave evenienza, che la dottoressa Vender riassume così: bere molta acqua, ogni tanto contrarre ritmicamente i muscoli delle gambe e flettere i piedi, non eccedere con l’alcol, non indossare abiti molto stretti, evitare gli stivali. Rischia di più chi fa un viaggio che duri più di 6 ore, ha più di 40 anni, utilizza terapie ormonali (pillola), è obeso, ha un disordine della coagulazione del sangue che si chiama assetto trombofilico, ha già avuto una trombosi, fuma, ha avuto in famiglia un caso di malattia da trombosi, oppure è in gravidanza. Le calze elastiche aiutano a ridurre il rischio, mentre i farmaci sono da utilizzare solo in casi selezionati e su prescrizione del medico”. “Ognuno di noi ha il diritto di accedere alle informazioni che possono salvargli la vita, o migliorarne la qualità”. È uno dei principi base di ALT, associazione senza fini di lucro, che dal 1987 è impegnata nella prevenzione delle malattie cardio e cerebrovascolari da trombosi e nel sostegno della ricerca scientifica multidisciplinare in questo settore.