Sincope vasovagale: cause, sintomi e cura

Sincope vasovagale: cause, sintomi e cura
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    Sincope vasovagale: scopriamo le cause, i sintomi e la cura. Nel linguaggio comune è lo svenimento, con perdita temporanea della coscienza e caduta del soggetto. La perdita della coscienza è dovuta ad una stimolazione del nervo vago. Tutto avviene per un ridotto afflusso di sangue al cervello, che può essere innescato da varie situazioni. Si subisce un abbassamento della pressione arteriosa e l’individuo coinvolto nella sincope è interessato da una diminuzione della frequenza del battito cardiaco. La sincope può interessare anche le persone giovani, in buone condizioni di salute.

    Gli esperti sono convinti che la sincope vasovagale non possa essere considerata una malattia. Lo svenimento, infatti, avrebbe una funzione difensiva, per la protezione del cuore, quando esso è sottoposto a situazioni che richiedono un elevato dispendio di ossigeno.

    Per comprendere meglio i sintomi legati alla sincope vasovagale, dobbiamo distinguere questa condizione in due fasi, ciascuna con dei sintomi caratteristici.

    Nella prima fase si ha:

    • pallore;
    • sudorazione fredda;
    • perdita delle forze;
    • giramenti di testa;
    • acufeni;
    • problemi gastrointestinali;
    • dolore toracico;
    • battito cardiaco accelerato;
    • alterazione del campo visivo;
    • anomalie nella percezione del caldo e del freddo.

    Nella seconda fase, detta anche conclusiva, si perdono progressivamente i sensi.

    La sincope vasovagale influisce molto sulla qualità di vita del paziente, con il pericolo di esporlo a dei traumi. Per questi motivi bisogna intervenire con il trattamento:

    • farmaci – per curare la sincope vasovagale si usa la midrodrina. Si tratta di una terapia che può durare per tutta la vita, anche se per alcuni periodi può essere sospesa;
    • azioni – bisogna compiere alcune manovre fisiche quando compaiono i primi campanelli d’allarme della sincope. Si tratta di esercizi di compressione per evitare lo svenimento:
      1. handgrip – con le mani si serra il pugno, come se si stesse stringendo un oggetto tra le dita. In questo modo si favorisce il ritorno del sangue venoso al cervello;
      2. harm tensing – si mettono le braccia conserte e si esercita un’azione di trazione con le mani unite;
      3. leg-crossing – si incrociano le gambe e si comprimono con una certa intensità;
    • chirurgia – c’è un rimedio anche prettamente chirurgico, che consiste nell’impianto di un’apparecchiatura elettronica in grado di normalizzare i battiti cardiaci. Questa soluzione, però, non è capace di intervenire sul calo della pressione. Spesso pertanto non è risolutiva e deve essere praticata soltanto dopo un’attenta valutazione medica.

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