Sicurezza alimentare: dopo il caso diossina urgono le nuove etichette

Sicurezza alimentare: dopo il caso diossina urgono le nuove etichette

Con lo scandalo diossina tornano paure e insicurezze circa quello che si porta in tavola: deve migliorare l'etichettatura dei prodotti trasformati

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    C’è un problema di sicurezza alimentare sovranazionale che sta tenendo banco in questi primi giorni del nuovo anno e che, come è giusto che sia, suscita timori nei consumatori: il pericolo diossina che arriva dalla Germania. Enormi quantità di uova, latte e carne di maiale importati dalla terra tedesca sono altamente a rischio contaminazione. Come difendersi?

    Come ripetiamo spesso, lo strumento di difesa del cittadino in materia di alimentazione è rappresentano dalle informazioni sulle etichette dei prodotti. Prendiamo le uova: sono dotate di un’etichetta estremamente dettagliata, che riporta anche il paese di origine (il codice IT indica la provenienza italiana), ma che dire di quelle uova che diventano ingredienti per prodotti trasformati? E la carne e il latte che fanno la stessa fine: chi ci rassicura che non siano di provenienza, in questo caso tedesca, e quindi a rischio contaminazione da diossina?

    “L’ennesimo scandalo alimentare di beni provenienti dall’estero conferma la necessità di estendere a tutti i prodotti, anche i trasformati, l’origine in etichetta. Con questo non significa che i prodotti non esteri siano meno sicuri dei nostri, ma è sacrosanto il diritto del consumatore di sapere da dove provengono le uova, il latte, la carne che sta comprando, anche se contenuta come ingrediente in un preparato alimentare” spiega Silvia Biasotto, responsabile Dipartimento Sicurezza Alimentare del Movimento Difesa del Cittadino (MDC).

    La risposta non dovrebbe farsi attendere a lungo, con un’etichettatura ancora più trasparente per i cittadini italiani.

    È previsto, infatti, per martedì 18 gennaio il via libera al nuovo disegno di legge sull’etichettatura: “Prevede l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di provenienza dei prodotti alimentari non trasformati e, per i prodotti trasformati, l’indicazione del luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di produzione o coltivazione della materia prima prevalente” spiega Biasotto.

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