NanoPress Allaguida Pourfemme Tecnocino Buttalapasta Stilosophy Tantasalute DesignMag QNM MyLuxury

Sclerosi Multipla: una speranza dalla ricerca italiana

Sclerosi Multipla: una speranza dalla ricerca italiana
da in Malattie, Primo Piano, Ricerca Medica, Sangue, Sclerosi multipla
Ultimo aggiornamento:

    visita-per-diagnosi-sclerosi-multipla

    Non vogliamo assolutamente alimentare false speranze sull’eventualità a breve di poter assistere agli esiti felici di una pronta definizione di una grave malattia quale di fatto è la sclerosi multipla, ma ci piace apprendere che un tassello in più proveniente dalla ricerca scientifica è stato apposto dai ricercatori italiani e nello specifico guidati dal prof. Paolo Zamboni direttore del Centro malattie vascolari dell’Universita’ di Ferrara che ha presentato gli esiti dei suoi studi a Toronto nel corso del 62esimo Congresso dell’Americam Academy Neurology.

    Secondo il prestigioso Centro di ricerche, vi potrebbe essere uno stretto legame fra l’insufficienza venosa cerebrospinale cronica e la sclerosi multipla e ciò paragonando gli effetti su pazienti affetti da sclerosi multipla con un altro gruppo di volontari sani o con altri disturbi neurologici, più o meno affini, notando come quasi sempre la sclerosi multipla sia associata saldamente ad insufficienza venosa.

    Dunque, i nuovi approcci terapeutici della malattia dovranno quanto mai essere ispirati alla cura dell’insufficienza venosa cerebrospinale venutasi a determinare? Forse, ma una cosa sarebbe comunque certa, almeno stando dietro ai lavori del gruppo di ricerca ferrarese, quello di assistere al fatto che a causa di quella che può essere considerata una malformazione congenita di alcuni individui possano determinarsi quei restringimenti od ostruzioni capace di complicare il passaggio del sangue creando sacche di ristagno in grado di causare quelle infiammazioni alla base di quelle riscontrate nella malattia al quale il paziente reagisce scatenando una reazione autoimmune che sta alla base della sclerosi multipla.

    Se le cose stessero così, semplice potrebbe essere l’approccio diagnostico della malattia, in parte affidato anche al ricorso dell’ecocolordopplergrafia che potrebbe anche guidare l’eventuale introduzione di un catetere utile a dilatare i vasi e provvedere alla rimozione di eventuali ostruzioni in atto. Una tecnica questa relativamente semplice che, laddove è stata presentata, ha dato buoni effetti e dove si è assistito a incoraggianti risultati visto che si sarebbe al contempo prodotta anche una remissione dei sintomi ed un rallentamento del decorso patologico. Ma nessuna falsa illusione, correttamente tende a sottolineare lo studioso italiano; non siamo di fronte a risultati ancora del tutto eccelsi e comunque la totalità degli stessi è solo parziale e bisognevole di altri studi nel merito, fatto che non dovrà indurre alcun paziente ad abbandonare le attuali terapie.

    Lo dimostra anche l’impegno dell’Aism (Ass.Italiana Sclerosi Multipla) che si occupa anche di ricerca scientifica e che ha già avviato diversi studi sul modello di quelli espletati dallo stesso prof.

    Zamboni. al quale è stato chiesto il proprio apporto. Ma la stessa Associazione ribadisce che non potendo offrire certezze ai malati, nel frattempo, è giusto attendere ed usare cautela.

    539

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN MalattiePrimo PianoRicerca MedicaSangueSclerosi multipla
    PIÙ POPOLARI