Sclerosi multipla: un nuovo farmaco migliora la mobilità dei pazienti

Sclerosi multipla: un nuovo farmaco migliora la mobilità dei pazienti

La buona notizia, tuttavia è data dal fatto che un team di scienziati dell’ University of Rochester Medical Center a New York, ha condotto un articolato studio scientifico su 301 pazienti affetti da sclerosi multipla che avevano un’età compresa fra i 18 ed i 70 anni ed ad una parte dei quali sono stati somministrati 10 milligrammi di un nuovo farmaco quale la Fampridina a lento rilascio al ritmo di due compresse al giorno

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    Sclerosi multipla

    Ben lungi l’intenzione di alimentare false speranze di guarigione per una malattia al centro dell’attenzione degli scienziati ed in un tempo non lontano, probabilmente definitivamente debellata, ma con la quale,ancora adesso, dovremo continuare a fare i conti così come avviene con la Sclerosi Multipla.

    La buona notizia, tuttavia è data dal fatto che un team di scienziati dell’ University of Rochester Medical Center a New York, ha condotto un articolato studio scientifico su 301 pazienti affetti da sclerosi multipla che avevano un’età compresa fra i 18 ed i 70 anni ed ad una parte dei quali sono stati somministrati 10 milligrammi di un nuovo farmaco quale la Fampridina a lento rilascio al ritmo di due compresse al giorno per un ciclo terapeutico di 14 settimane, mentre ad uno sparuto numero degli altri volontari sono stati somministrati dei farmaci placebo ad effetto terapeutico inefficace.

    Ebbene, si è potuto osservare dopo questo lasso di tempo, che i pazienti che avevano fatto uso di Fampridina-SR, visitati più volte in un arco di tempo prestabilito, avevano ottenuto una evidente migliorata mobilità che permetteva loro di camminare a passo più spedito, con movimenti prossimi alla normalità. Nessun effetto del genere s’è osservato nei pazienti sottoposti a cura con farmaci placebo. Ma c’è di più, a coloro che è stata data la Fampridina-SR, hanno mostrato una maggiore forza muscolare nelle gambe rispetto a prima dell’inizio della terapia e risultavano maggiormente interessati ai fatti che si svolgevano quotidianamente presentando un più vivo interesse.

    Non sono mancati gli effetti secondari dall’uso del farmaco, due soli, tuttavia, rappresentati in un caso da un grave episodio di ansia e da crisi epilettiche dall’altro. Ciò non toglie però che i benefici ottenuti soverchiano di gran lunga gli effetti avversi, effetti che i ricercatori adesso sperano di poter meglio controllare operando un aggiustamento della posologia della molecola farmacologica.

    Fonte: The Lancet, 2009

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