Sclerosi multipla: che ruolo gioca la malattia del bacio?

Sclerosi multipla: che ruolo gioca la malattia del bacio?

Novità in ambito alla ricerca per la sclerosi multipla

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    Visita per sclerosi multipla

    Chi abbia un figlio o una figlia adolescente probabilmente ha già fatto la conoscenza indiretta con la mononucleosi infettiva o malattia del bacio, scientificamente provocata da un agente virale quale il virus di Epstein-Barr (Ebv ) e sa quanti fastidi abbia provocato questa patologia che, tuttavia, il più delle volte evolve al meglio e in tempi relativamente brevi. Così come, ormai tutti siamo a conoscenza dell’esistenza delle cellule staminali e, ahinoi,della sclerosi multipla.Ma adesso viene da chiedersi, cosa hanno da spartirsi due malattie così lontane l’una dall’altra e ed una ricerca avanzata come quella relativa alle cellule staminali, al punto da conglobare il tutto in una dissertazione comune?

    La risposta la starebbero per dare dei ricercatori della Fondazione Italiana sclerosi multipla con due progetti che “viaggeranno” parallelamente nella diuturna lotta alla grave patologia atteso che la sclerosi multipla, anche per la maggiore facilità con cui oggi si diagnostica, è purtroppo una malattia in ascesa e che comunque in Italia riguarda quasi 60 mila pazienti.

    Si desume che la lotta alle sclerosi multipla vada fatta con le cellule staminali, ma si tratta di capire quali cellule utilizzare, atteso che in alcuni pazienti gravi che attualmente utilizzano cellule ematopoietiche con dei buoni risultati si conclama, purtroppo, un rischio di morte quasi inaccettabile, il 3%, tant’è che, tale pratica che fino adesso è stata limitata a 60 pazienti in Italia e 300 nel mondo, si vorrebbe affinare con l’utilizzo di cellule staminali di altro tipo e che vadano ad agire in maniera più selettiva rispetto a quanto si faccia oggi, come ha sottolineato il professore Gianvito Martino direttore dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Istituto San Raffaele di Milano.

    Oltretutto restava da studiare una metodica tale da permettere alle cellule staminali di agire direttamente nelle aree del cervello e del midollo danneggiate dalla malattia constatando che le uniche cellule immature in grado di farlo erano le cellule staminali ricavate direttamente dal cervello,manipolate e opportunamente inoculate al paziente, ciò in quanto, fin’adesso, sarebbero le uniche in grado, una volta raggiunte le aree cerebrali, di apportare quelle riparazioni necessarie alla vita del paziente affetto da sclerosi multipla e non solo, atteso che nelle aree danneggiate dalla malattia si assiste ad un’estesa infiammazione e solo le staminali sarebbero in grado di partecipare attivamente al processo di riparazione, rilasciando anche sostanze antinfiammatorie e neuroprotettive.

    Il ruolo del virus della malattia del bacio
    Si tratta di capire adesso, nel novero di questi risultati scientifici che comunque terranno impegnati i ricercatori per i prossimi tre anni richiedendo un investimento di due milioni di euro, il ruolo del virus responsabile della mononucleosi infettiva in queste evidenze scientifiche.

    La spiegazione sta richiedendo un lavoro parallelo che vedrà impegnati ricercatori con a capo Marco Solvetti responsabile del Centro neurologico terapie sperimentali dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma ed un investimento di quasi mezzo milioni di euro.
    L’attenzione verso il virus della malattia del bacio è dovuta alla constatazione che tale virus potrebbe avere dei punti di contatto con la sclerosi multipla, ovvero, stante il fatto che la malattia è aggravata da fattori ambientali e genetici e, altri probabilmente sconosciuti e che, fra i fattori ambientali, si annoverano anche gli agenti infettivi e si è visto che il virus della malattia del bacio che agisce sul 90% della popolazione, può avere un ruolo nel determinare la sclerosi multipla, almeno come constatato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che già lo scorso anno appurò che in caso di infezione dal virus della mononucleosi infettiva i linfociti infettati da tale agente patogeno potevano raggiungere il sistema nervoso da dove scatenavano un’aggressione di difesa da parte dell’organismo determinando però delle “ferite” che danneggiavano il sistema stesso.

    Secondo i ricercatori, parrebbe di capire, che non è detto sia questa la causa della sclerosi multipla ma semmai una strada da percorrere e da tenere in considerazione e per farlo, rimanendo al virus della mononucleosi, cercare di capire perché i linfociti aggrediti dal virus vanno ad infettare il cervello sano e che danni, concretamente, vadano a determinare in quelle aree. Ma soprattutto serve sapere perché in taluni individui, che poi sono la maggioranza, dopo un’infezione con questo virus non succede nulla di grave, mentre in altri si evidenziano quei danni cerebrali che innescano la sclerosi multipla.

    Ecco che da qui risulta più chiaro comprendere l’attinenza che legherebbe, tre capitoli tanto diversi della ricerca umana e che ingloberebbe anche la grave malattia. Ovvero, nella cura della sclerosi multipla si vogliono percorrere diverse strade e quella delle staminali è la più dibattuta ma non solo, in generale si vuole anche capire come arrestare quei processi degenerativi che si ipotizza partano da eventi spesso sottovalutati e, apparentemente banali.

    Quando il quadro sarà chiaro, anche per la sclerosi multipla verrà confermato il destino di altre terribili malattie, definitivamente sconfitte.

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