Sanità: troppi e costosi esami e la Lombardia corre ai ripari; ma niente ticket!

Sanità: troppi e costosi esami e la Lombardia corre ai ripari; ma niente ticket!

Si conferma sempre la Sanità la spina nel fianco delle Istituzioni e la Lombardia, modello di ottima pubblica Sanità, deve fare anch'essa i conti con i bilanci che non quadrano

da in Analisi Mediche, Esami, Primo Piano, Risonanza magnetica, Sanità, Tac
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    Roberto Formigoni

    Ma come mai gli italiani eseguono tanti accertamenti diagnostici e come mai la Lombardia è risultata fra le regioni dove non si bada a spese con denaro pubblico nell’orientarsi verso costose analisi cliniche, prima fra tutte gli esami del sangue, costosissime quando si richiedono quelli riferiti ai marker tumorali? A lanciare il grido d’allarme la Regione Lombardia che ha osservato come negli ultimi sei mesi i costi per prescrizioni relative ad esami diagnostici siano cresciuti in ragione del 9% mentre si prevedeva una crescita non superiore al 2 e mezzo per cento. E, si sa, i costi della Sanità sono le vere spine nel fianco delle Istituzioni Pubbliche, siano esse Governo centrale o Enti Locali, ma non per questo non si dovrà intervenire adeguatamente per contrastare in qualche modo questo dispendio di risorse.

    Dunque, troppi esami del sangue, ma anche troppe TAC e risonanze magnetiche; “Sono tutte prestazioni diagnostiche che fanno lievitare le spese della sanità e dove le liste d´attesa si allungano di giorno in giorno. Gli esami inutili sono in aumento e per questo capitolo di spesa la Regione rischia di andare oltre il miliardo di euro, 100 milioni in più rispetto ai 900 milioni messi a preventivo”. A dare l´allarme sugli esami diagnostici inappropriati è stato Carlo Lucchina, direttore generale della sanità lombarda, che ha aggiunto “Abbiamo dati che dimostrano un aumento delle prescrizioni anche ad alto costo e quindi si è ritenuto il caso di avviare una verifica attenta del fenomeno. Al posto di un semplice e più economico esame dell’emocromo cominciano a esserci troppe richieste di indagini più approfondite per i marker tumorali. Richiesta non giustificata da un punto di vista epidemiologico. O in Lombardia siamo alle prese con un´epidemia di tumori o si tratta di esami inappropriati”.

    Ancora una volta sotto la lente di ingrandimento sono finiti i medici di base sottoposti a più rigorosi controlli da qui ai prossimi sei mesi.”Sono loro che firmano le ricette. Il 60% delle prescrizioni specialistiche passa dal medico di base – sottolinea Lucchina, citando i dati che hanno messo in allerta il Pirellone, già alle prese con i tagli imposti dal governo – .Siamo a metà anno e l´incremento della spesa, di solito intorno al 2,5% rispetto all´anno precedente, sta avvicinandosi al 9%, che rischia di portarci a sfondare il tetto di un miliardo di euro”.

    Diversa la posizione dei medici di base, finiti ancora una volta nell´occhio del ciclone.
    “Non ci siamo mai opposti ai controlli purché siano seri – spiega Mauro Martini, presidente nazionale dello Snami, il sindacato nazionale autonomo medici italiani, che non ci sta a fare ricadere tutte le colpe sui medici di base – .Inoltre, tutte quelle prescrizioni non sono nostra iniziativa. Noi, sempre più di frequente, dobbiamo trascrivere gli esami che altri medici specialisti, privati o ospedalieri, richiedono per i nostri pazienti.

    Chiediamo alla Regione di distinguere ciò che prescriviamo effettivamente noi e quello che, invece, trascriviamo solo e troviamo una formula per distinguere il nostro operato dal resto”.

    Luciano Bresciani, assessore alla Sanità regionale butta acqua sul fuoco. “Voglio ricordare che lo scorso anno abbattendo gli esami inutili abbiamo risparmiato 140 milioni che sono stati reinvestiti in oncologia, a sostegno delle lungodegenze e dai farmaci “off label” che si impiegano per certe patologie. La lotta alle spese inutili è già in corso e sta dando i suoi risultati. Se anche per il 2008 riusciremo a ridurre le spese che non servono saremo in grado di fronteggiare i tagli proposti dal governo, che si aggirano sugli 84 milioni, senza dover tagliare servizi o imporre ticket. E questo mi sembra un grande risultato”.

    Intanto, su chi paventava la reintroduzione dei ticket sanitari interviene il Presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni che scongiura l’avvento della partecipazione, sia pure percentuale, dei cittadini sui costi degli esami.
    “Non ci sarà nessun ticket in Lombardia”, ha concluso Roberto Formigoni, ai giornalisti che chiedevano notizie relative all’ipotesi di nuovi tagli alla sanità previsti nella Finanziaria.

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