Sanità: si sperimenta il farmacista in corsia

Sanità: si sperimenta il farmacista in corsia

Al via oggi la prima sperimentazione a livello nazionale del farmacista in corsia, per aiutare i medici a utilizzare in modo oculato i farmaci, evitando, inoltre, errori di terapia per i pazienti ricoverati in ospedale

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    Il farmacista entra in ospedale

    Parte oggi, sul campo, la prima sperimentazione nazionale del “farmacista di dipartimento”, cioè il farmacista che entra nelle corsie ospedaliere a fianco dei medici, per dare un contributo concreto nella corretta gestione dei medicinali in questo ambito.

    L’obiettivo che si vuole raggiungere è duplice: risparmiare il 40% della spesa sanitaria per i farmaci e gli ausili terapeutici (dai cerotti ai pacemaker) negli ospedali, gestendoli in maniera più oculata (ovviamente mantenendo alto lo standard delle prestazioni) e abbattere del 30% gli errori di terapia o gli scambi di medicine tra un paziente e l’altro. Tutto affiancando direttamente il medico all’interno del reparto.

    Il progetto sperimentale è stato promosso dal dipartimento della Qualità del Ministero della Salute, in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO), la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la European Association of Hospital Pharmacists (EAHP).

    “In molte realtà internazionali, quali gli Stati Uniti, la figura del farmacista in corsia è già da anni una realtà consolidata ma il modello assistenziale ed organizzativo della sanità pubblica del nostro Paese è molto differente. E’ necessario, quindi, individuare un modello condiviso, applicabile nella realtà italiana” spiega Laura Fabrizio, Presidente SIFO.

    Dopo una prima fase di formazione dei farmacisti, tocca ora alla sperimentazione pratica: saranno in dieci a operare in corsia, fino a marzo 2011, alle Molinette di Torino, all’Istituto Oncologico Veneto di Padova, agli Ospedali Riuniti di Ancona, all’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e all’Ospedale San Vincenzo di Taormina (Messina). “Il Programma Ministeriale prevede di testare il modello in ambito oncologico.

    In seguito, il nostro compito sarà quello di implementare questa figura in altre strutture italiane e in altri processi, ad esempio in Medicina, Nefrologia, Pediatria, Terapia intensiva, eccetera. Duplice lo scopo: ridurre gli errori di terapia e migliorare la qualità delle prestazioni in un’ottica di governo clinico” ribadisce Laura Fabrizio.

    Immagine tratta da: Salute.agi.it

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